Andrea Pazienza è morto 22 anni fa, ma è ancora uno dei disegnatori più famosi della storia del fumetto italiano. Perché lui era come una rockstar: usava la matita come una chitarra, e in quello che faceva era bravo almeno quanto Jimi Hendrix. Peccato che dalle rockstar avesse preso anche una certa tendenza all'autodistruzione, che nei primi anni Ottanta voleva dire eroina.
La sua morte precoce ha privato il mondo del fumetto di un talento come pochi ce ne sono stati, nella storia. Allo stesso tempo, l'ha reso un mito. Lo dimostra il fatto che, dopo tutto questo tempo, escono ancora libri con le sue storie: l'ultima arrivata, fra queste riedizioni, si intitola Astarte.
Astarte era il cane da guerra di Annibale, il condottiero cartaginese che sfidò l'impero romano nel corso della seconda guerra punica, attraversando le alpi con i suoi elefanti da combattimento per scendere in Italia. Pazienza racconta dunque Storia con la maisucola, però sceglie - e ci mancherebbe, è Paz! - un punto di vista inusuale. Astarte assomiglia molto al suo padrone, è un fiero guerriero; però sta ancora imparando come comportarsi in battaglia, completando il suo addestramento: a volte, ha paura.
Astarte è l'ultimo racconto di Pazienza, incompiuto per colpa dell'overdose che lo uccise nell'estate del 1988. Questa nuova edizione è certo bella, spicca fra gli altri volumi in libreria: stampato su carta pregiata, con un formato orizzontale che fa molto libro d'arte, e prefazione di Roberto Saviano.
Peccato che, dietro tutta questa magnificenza si nasconda un tiro mancino. Abbiamo detto che questa storia era incompleta: solo dieci pagine, in effetti. L'editore non poteva mandare sugli scaffali un libro di dieci pagine, e allora ha ben pensato di smembrare le tavole originali, pubblicando una vignetta per pagine. Come se un racconto venisse stampato una frase per pagina: anzi, per un fumetto è peggio, perché ogni tavola viene costruita dall'autore in modo dall'autore per dare un particolare effetto.
L'ultima storia di Andrea Pazienza è un documento importante, che sicuramente gli appassionati vorranno riscoprire. Però leggerlo così è come bere Coca-Cola allungata.

