Oggi scattare fotografie è la cosa più naturale del mondo. Basta un telefonino, punti, scatti e hai l'immagine lì, sullo schermo. A due clic di diastanza dalla diffusione mondiale. Infatti, diciamolo: tutti noi facciamo troppe fotografie, siamo sommersi da immagini inutili. Un tempo non era così. Una volta fotografare era una cosa seria. Vediamo un esempio.
Da poco è uscito un libro che racconta la storia di un giovane fotografo francese: a metà degli anni Ottanta, ha preso la sua macchina fotografica ed è andato in Afghanistan, in missione per conto dell'associazione umanitaria Medici senza frontiere. Il fotografo - che, guarda caso, è anche il titolo del libro - si chiamava Didier Lefévre.
Il fotografo è un libro bello grosso, spesso quasi trecento pagine. Soprattutto, ha un'importante particolarità: racconta con un mix di fotografie e fumetti. Il libro è frutto del lavoro di due amici, perché insieme al succitato fotografo Lefévre c'è il disegnatore Emmanuel Guibert, colui che ha dato il primo impulso a questa opera. Immaginatevi Guibert che va dal suo amico Didier e gli fa:
- Ma tu, non eri andato in Afghanistan, quindici anni fa?
- Eh, sì.
- E che fine hanno fatto tutte le foto?
- Sono in un cassetto.
- E allora tirale fuori, fammele vedere.
- Ok, ma ci metteremo un po', perché sono quattromila...
Ecco, questo immenso reportage non poteva rimanere a prendere polvere: oggi è tornato a nuova vita sotto la forma di questo strano libro un po' a fumetti un po' no, che ha venduto più di 300.000 copie in tutto il mondo.
Il fotografo è costruito così: le foto raccontano la storia, le vignette disegnate quello che manca fra una foto e l'altra. Un procedimento interessante (fra l'altro non penso sia mai stato fatto prima)... ma il fatto più importante, è che il libro è praticamente un grande romanzo di avventura. Didier si è dovuto infiltrare di nascosto in Afghanistan con i medici di MSF perché ai tempi il paese era stato invaso dai sovietici: c'era la guerra, l'Afghanistan era diviso in fazioni, in lotta fra loro. I russi non permettevano a nessuno di entrare nel paese, neppure a medici che volevano solo aiutare la popolazione di villaggi poverissimi, dove non c'era neanche l'ombra di un ospedale. Medici costretti a lavorare clandestinamente: pensate a che punto può arrivare il paradosso della guerra.
Seguire il fotografo nelle sue avventure afghane è appassionante. E terribilmente coinvolgente, perché sappiamo che tutte le atrocità della raccontate sono vere (le fotografie sono lì a dimostrarlo!). Un capolavoro di giornalismo a fumetti, che si legge come un romanzo d'avventura.
Il fotografo è edito da Coconino Press e Fandango.

