Il rapporto tra genitori e figli non è facile, da vivere e da capire. Non basterebbero tutti i libri del mondo, a chi volesse dare un senso a quell'universo che sta dentro una famiglia: complicato, caotico, spesso crudele.
Moltissimi scrittori, registi e musicisti si sono cimentati nel tentativo di raccontare la famiglia e i piccoli drammi che si consumano al suo interno. Spesso, chi l'ha fatto ha usato la propria esperienza personale come materiale narrativo. Ad esempio, David Small, autore di uno splendido romanzo autobiografico a fumetti da poco arrivato nelle librerie. Si intitola Stitches - ventinove punti.
Quella dell'americano Small è una storia di incomunicabilità , che si svolge fra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando l'autore è solo un bambino. Sua madre e suo padre - una normalissima coppia borghese: lui medico, lei casalinga - non parlano con i piccoli, se non per sbraitare il loro risentimento. Così, anche il piccolo David impara a stare zitto, a tenersi tutto dentro. Ma questa condizione di silenzio, improvvisamente non diventa più una scelta: a 14 anni David viene operato alla gola, operazione che lo lascia privo di metà delle corde vocali, e al posto della voce gli lascia un flebile rantolo. La violenza vera, però, sta nel fatto che i suoi genitori non gli avevano detto niente: né della malattia, né di quali sarebbero state le conseguenze dell'operazione. E continuano a non dirgli niente, neanche dopo.
Detta così sembra una storia triste e deprimente, e questa impressione non è del tutto sbagliata. Ma David Small riesce a raccontare la storia dei suoi ventinove punti, quelli di sutura che l'operazione gli ha lasciato sulla gola, in modo incredibilmente toccante. Più di tutto, riesce a dare conto della rabbia che prova un ragazzo, quando arriva a quell'età in cui inizia a rendersi conto che gli adulti non gli dicono tutto del mondo. E che quel "mondo adulto" non è altro che una montagna di ipocrisia. Un sentimento angoscioso, comune alla grande maggioranza degli adolescenti, anche a quelli che non hanno da raccontare una storia tragica come quella di David Small.
Leggere Stitiches significa inevitabilmente sentire lo stomaco contorcersi. Com'è possibile, ci si chiede, che una tale violenza sia esercitata contro un essere indifeso? Ma il romanzo non è solo questo, bensì la dimostrazione che si può sopravvivere a qualsiasi tragedia. I punti di sutura sono il preludio alla guarigione: così David, crescendo, è riuscito - dopo una lunga e difficile riabilitazione - a riacquistare la voce, ha scoperto di essere molto bravo a comunicare tramite il disegno, tramite l'arte. Ed è venuto a patti con il suo passato, la cosa più difficile: perché le cicatrici più profonde non sono quelle che rimangono sulla pelle, ma dentro la testa.
Tragedia e rinascita di un ragazzo che diventa uomo, in un'autobiografia efficace e vera dal primo all'ultimo disegno: Stitches è edito da Rizzoli Lizard.

