La copertina postmoderna sembra uscire da un film di Wim Wenders o Fassbinder, con quel gusto kitsch tutto tedesco nel rielaborare i miti a stelle e strisce che mi piace tanto. Gusto che ritroviamo pure nelle dieci tracce del loro quarto album in dodici anni di vita.
Dieci tracce piene di ritmo, velocità e ironia. Un disco granitico nella sua compattezza, dal quale è però possibile estrarre delle perle tipo “Tony Tony”, rombante, malinconica, con quella chitarrina magica nel finale accompagnata da suggestivi uh, uh, uh!..., “Casseur De Tête”, tesa come il suo intro di chitarra e con il cantante del gruppo dalla voce roca a duettare con Melée degli sloveni Psycho-Path (duetto maschile/femminile meglio di Mark Lanegan/Isobel Campbell), la title-track “Dead One and a Horse” posta in coda, con la band a suonare come un solo uomo e l’aggiunta dell’hammond a fare la sua solita porca figura …
Dal titolo alla copertina e a tutte le canzoni sento profumo di cult-album. Quello della consacrazione definitiva per la band di Colonia, sempre in giro per l’Europa a suonare e a fare baldoria. In novembre anche in Italia. Prepariamoci.
Ampersand, Dead One and a Horse – Rakete Musik/Audioglobe 2010
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