Kalweit, come Georgeanne Kalweit, cantante di Minneapolis da alcuni anni in Italia, the Spokes, come i raggi, quelli della bici, Leziero Rescigno e Giovanni Calella, attivi da sempre nel nostro underground piĂą maturo e sofisticato; si sono incontrati una sera del 2008 e hanno cominciato a girare: concerti, performance artistiche in una bolla, e ora un disco, magnifico, tra i migliori di questo ottimo (come musica) 2010.
L’elegante copertina, un dipinto della cantante stessa che ritrae la diva del muto Clara Bow davanti ad un hotel del deserto Mojave (a lei dedicato pure un breve strumentale), ben rappresenta i colori caldi e l’atmosfera ricca di patos e personaggi del cd: 13 pezzi di moderno blues di confine, alternative-rock, atmosfere avvolgenti senza mai dimenticare l’impegno.
“Curtains”, blues sporco per locali fumosi apre, seguito da un pezzo pieno di ritmo e poesia come “The Last Sign” dove compare il sempre suggestivo organo. Il disco mi prende molto nel pezzo dedicato ad Otzi, l’uomo trovato nel ghiaccio dopo più di 5000 anni (l’epica “Ice Man”) con piacevoli innesti di tromba, e nel seguente pop-rock “All the Gods”, con una chitarra che sembra Robert Plant. Malinconia e libertà nella title-track, ritmo e chitarre ruggenti nella politico-poetica “Split Us In Two” e poi “New York Movie” sinuosa e rumorosa dedica al pittore Edward Hopper…
In definitiva un disco bello dalla testa alla coda; la mia, batte emozionata ogni volta che lo faccio partire. Dovrò metterlo da parte un po’ o avrò seri problemi alla schiena. Urge massaggio…
Kalweit and the Spokes, Around the Edges – Irma Records 2010
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