Si sarebbe potuto intitolare “dodici piccoli film italiani” e non mi sarei per nulla sorpreso. Ascoltandoli infatti, sembra di assistere ad una pellicola di qualche giovane autore del nostro cinema (Mazzacurati e Soldini, anche se non più giovani, sono i primi ai quali ho pensato). Ogni canzone potrebbe benissimo entrare nella colonna sonora di qualche loro opera e allo stesso tempo sembra avere una costruzione filmica, per questo dico “piccoli film italiani”.
Storie di abbandoni e sul non volere omologarsi, storie sul presenzialismo dei nostri anni e sul voler stare da parte, storie sulla televisione che ci uccide e su di un intimo pensiero, sul lavoro e il non-lavoro. Insomma, i Marquez, con dei testi pensati e pesati, riescono a trovare un perfetto equilibrio tra indignazione morale e poesia. Mi vengono in mente le parole delle canzoni di Bianconi, anche se la voce di Comandini a tratti mi ricorda quella di Celentano.
Un disco che ho apprezzato subito, cresciuto poi ascolto dopo ascolto. Ogni canzone colpisce, oltre che per il testo, per una sapiente mescolanza del classico rock voce/chitarra/basso/batteria con innesti di piano ed archi (il Quartetto Fauves). “Quello che Federica non sa”, in questo, è il loro pezzo più rappresentativo: un film su noi trentenni, dove magiche chitarre dialogano alla perfezione con viole, violini, violoncelli.
Sorpresa finale: il cd è scaricabile gratis dal sito della band. Un modo originale e onesto di proporsi, che va premiato. E per chi vuole c’è pure un edizione limitata acquistabile sul web …una bella scommessa.
Marquez, Il rumore migliore – Autoprodotto/AbuzzSupreme 2010
LEGGI Intervista ai Marquez sul Blog dell’Alligatore
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/wearemarquez

