“Hold This Ghost” è il classico disco che ti entra dentro al primo ascolto o non ti entrerà mai. Al sottoscritto è entrato al primo colpo, meglio dirlo in partenza. Non appena ho scartato questo oggettino di culto, con copertina e controcopertina dai colori sgranati come una vecchia foto anni Settanta, ho sentito subito simpatia per i suoi suoni e la voce.
L’iniziale “Like Home” rimanda a quei pezzi che sembrano venire dal nulla tipo certe canzoni dei Blonde Redhead (del resto la copertina, macabro-vintage potrebbe essere benissimo di un loro disco). E così “Two Friends Like Us”, voce e chitarra a costruire ricordi e poesia e “The Propellors”, dal vago sapore di misteriosa fiaba gotica alla Belle and Sebastian. Ma ogni pezzo è intenso e ricco di suggestioni del miglior pop degli ultimi anni (50?).
Oltre alla musica dicevo della voce: fragile e perfetta come un Nick Drake dei nostri giorni in “Fits And Starts”, esilissima e con un organo da impazzire ad accompagnarla in “Sleeping In Our Clothes” dal vago sapore folk di un Simon and Garfunkel (se faranno il remake de “Il laureato” la voglio nella colonna sonora), rilassata/rilassante nel conclusivo “Our Changing Skins” (da vedere il video-cartoon sul myspace).
Da Portland, Oregon (anche se il loro nome si riferisce al museo di San Francisco) con archi, scampanellii e gioiosa tristezza.
Musée Mécanique, Hold This Ghost – Souterrain Transmissions, 2010
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/museemecanique

