Chi ha visto il recente film con Di Caprio, “Inception”, noterà la somiglianza dei palazzoni in disfacimento sul mare con l’onirica copertina e il poster interno del saltellante esordio dei Pazi Mine. Solo un caso (i disegni del giovane grafico Luca Zampirolo erano pronti da mesi), che però segna una tendenza: lo sfaldamento della società post-industriale in qualcosa di nuovo non ancora ben definito. Il rock duro (ma tenero) del gruppo ferrarese-mantovano, ne è un altro tangibile segno.
Otto pezzi affilati, con chitarre molto presenti, un ritmo ipnotico, certi momenti noise e il valore aggiunto della voce di donna, la grintosa (altro che Juliette Lewis) Sara Ardizzoni, chitarrista e compositrice della band, con Francesco Artioli basso e voce, Marco Beiato, chitarre e tastiere, Alessio Capra batteria. Nomi del sottobosco indie conosciuti, qui uniti in un progetto nuovo. Ospiti di grido (in tutti i sensi) come Gionata Mirai e Giulio Ragno Favero de Il Teatro degli Orrori, e Giovanni Ferlinga a completare il piatto.
Sbagliato snocciolare le perle del cd, questo è un dischetto compatto, esplosivo come le Pazi Mine maledette, ma che non fa per niente male. Cresce ascolto dopo ascolto e alla fine sembra di avere il gruppo lì a due passi. Come sarà live? Ho una voglia matta di andare a scoprirlo …
Pazi Mine, Pazi Mine – SuperFake/ABuzzSupreme, 2010
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