Il lancio di “The Halfduck Mystery” diceva: “… è un disco sulla paura e sulla vergogna, e di come superarla toccando il fondo, immaginando e poi vivendo il peggio. Un po’ paranoico? No…….. molto…”.
Poteva calzare a pennello pure per il recente film di Polanski, uscito in Italia negli stessi giorni del secondo album del giovane pistoiese. Si vede che paura, vergogna e paranoia sono nell’aria e gli artisti sensibili sanno captare cosa c’è nell’aria. Questo disco lo dimostra.
Dieci pezzi di rock acido con alcuni innesti di lezioni di inglese interpretate da Michelle Davis, che ha curato pure l’impressionante cartonato, dieci canzoni dilatate/dilatanti (non è un modo di dire, quando le ascolto sembrano dilatarsi nel tempo e nello spazio), dieci momenti di psichedelia e blues come solo i Jennifer Gentle in Italia hanno saputo fare. Difficile privilegiare una canzone rispetto ad un'altra: dico “Pop Skull” per il falsetto mistico, il banjo subito in evidenza, chitarre, percussioni e battiti di mani che sembra di essere a Woodstock nel ’69, dico “The First Years Of Bobby Bunny”, storia grottesca su di un bambino cresciuto in un bordello, con un’orchestrazione pazza e originale, dico “I Am The Musonator” per la stranezza del cantato (ancora la Davis) e per il viaggio che mi sembra di fare quando l’ascolto (Tim Burton alla guida di una locomotiva).
Un disco bello da morire, grande conferma del giovane Samuel Katarro, ormai piĂą che una semplice promessa del rock italico. Andate a trovarlo nei suoi numerosi concerti: paura, vergogna e paranoie scompariranno.
Samuel Katarro, The Halfduck Mystery
Angle/Trovarobato/Audioglobe, 2010
LEGGI Intervista a Samuel Katarro sul Blog dell’Alligatore
VAI AL SUO MYSPACE http://www.myspace.com/samuelkatarro

