Abbiamo il disco dell’anno? ... o forse del decennio? Difficile dirlo, bisognerebbe averli ascoltati tutti per fare un’affermazione così ultimativa, e allora dico: abbiamo il disco più sconvolgente del decennio; con quel mischiare elettronica e pop intimista, cantautorato folk e magniloquenti orchestrazioni quasi da musica classica, musical, Sufjan Stevens ha creato il “Pet Sounds” degli anni zero (scusate se è poco).
Già l’estetica del cartonato e il libretto interno sconvolge. Ogni volta che lo prendo in mano passo un po’ di tempo a rimirarlo: fumetti spaziali con UFO, supereroine, strani mostri, sirene, navicelle colorante, il nostro piccolo mondo disgregato nello spazio siderale…una delizia per gli occhi al pari delle sue musiche, delizia per le orecchie.
Il viaggio parte con “Futile Devices”, breve intro con chitarrina soave e cantato leggero e si chiude con “Impossible Soul”, pezzone di venticinque minuti e passa dove c’è dentro tutto il disco, tra lo sperimentale e il pop, cori suggestivi, lui solo chitarra e voce, elettronica al massimo della forma (c’è pure una voce metallica), tastiere psichedeliche e chitarre elettriche, fiati … gli altri nove pezzi, più brevi, sono così.
Sentite che disco ha fatto questo sano ragazzo americano dall’azzurro sorriso, tra Kerouac e Brian Wilson … incredibile, incredibile. Anzi spaziale.
Sufjan Stevens, The Age Of Adz – Asthmatic Kitty, 2010
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