Provo a leggere il giornale con in sottofondo il cd di Tom McRae, di solito ci riesco senza problemi (in particolar modo con i cd non in lingua italiana), ma con questo non c’è verso: “The Alphabet of Hurricanes” reclama tutta la mia attenzione. Una vera forza della natura.
La partenza sembra timida e minimale in verità , tanto che se qualcuno mi chiedesse di dare la definizione della delicatezza gli farei ascoltare “Still Love You”. Poi arriva un breve intermezzo strumentale, con un clarinetto magico e stordente, yiddish direi, e il cd vola come l’ombrello della cover.
Il resto è tutto un susseguirsi di brani intimi solo voce e chitarra (magari il piano e qualcosa d’altro in coda) e roboanti pezzi ricchi di strumenti: archi, mandolini, fisarmoniche, battiti di mano…il tutto arrangiato per ottenere il miglior risultato con testi poetici da titoli programmatici. “Summer of John Wayne”, “Told My Trouble To The River”, “American Spirit”, “Best Winter”…
Se il tenebroso folksinger inglese, sulle scene da una decina di anni, si fosse veramente ritritato, come meditava perché insoddisfatto del suo seguito, avremmo perso questo alfabeto degli uragani. Mi fa piacere sia ancora con noi, mi aiuta a decifrare il caos.
Tom McRae, The Alphabet of Hurricanes – Cooking Vinyl, 2010
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