Dilatazione, The Importance Of Maracas In The Modern Age - Acid Cobra/Audioglobe, 2010
I Dilatazione sono una vera forza della natura, in più hanno degli argomenti molto convincenti: il kraut pestante di “Bettino Krauti†(per ricordarlo e dimenticarlo), i campionati di calcio del 1974 e del 2010, il cinema sperimentale, Justin Timberlake, il funk rivisto e corretto (o forse è Timberlake rivisto e corretto?), Frank Zappa, Lino Toffolo, Ennio Morricone, la follia iconoclasta dei Fratelli Marx, certi video surreali. Tutto questo? Sì, questo e molto altro ancora. Guardate in Rete quante altre cose…
“The Importance Of Maracas In The Modern Age†(che titolo, ragazzi) è contraddistinto da dodici pezzi strumentali dove, per parafrasare Nanni Moretti, le parole non sono importanti, ma degli accessori di colore bianco, a volte inutili, spesso intercambiabili. Un disco compatto nella sua eterogeneità , nato nella Toscana felix, in compagnia di amici fidati come Samuel Katarro, Paolo Benvegnù, il collettivo TrydogLab e molti altri.
Attivi sulla scena da un decennio, i Dilatazione sono tornati a quattro anni dal debutto con questo colpo basso, punk-rock danzereccio di elettronica avanguardista. Secco e immediato come un live (si sentono tutti i concerti nelle vene). Da Prato con furore …sarà per la forte presenza orientale nella zona?
PER APPROFONDIRE LEGGI "Intervista ai Dilatazione"
Giulia Villari, River – Autoprodotto, 2010
Un ep con sei canzoni. Un biglietto da visita per una nuova cantautrice energica/energizzante, che è molto di più di un semplice biglietto da visita. Questo suona e canta come si deve (è di tipo moderno, con la batteria incorporata), si accende e ti accende fin dal primo ascolto.
Giulia Villari è giovane, ma nell’ambiente si muove da qualche anno (con i Marlene Kuntz, per esempio) e mostra di aver capito bene come si scrivono canzoni. Canzoni come “Novemberâ€, dal buon ritmo e da bei giochi di voce (a tratti mi ricorda Toni Childs), o “Dedicated To Youâ€, intimismo folk-rock alla Damien Rice, con staffilate chitarristiche di personalità , o la title-track “Riverâ€, tenero rock melodico in salire, avvolgente e vivo come un fiume.
Produzione internazionale di Rob Ellis, per iniziare bene. La vedremo molto in giro questa ragazza con la chitarra, ci scommetto la mia coda ...
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA "Intervista a Giulia Villari"
Johnnie Selfish & the Worried Men Band, Committed - Autoprodotto, 2010
Lavoro e nonlavoro, per chi troppo per altri nulla, torna di prepotenza nei testi e nelle menti di questi giovani musicanti la maledizione divina per eccellenza. Non a caso fanno country blues e vengono da Lambrate, dove il lavoro è sempre stato importante, s’ispirano a Johnny Cash, Woody Guthrie, Bob Dylan (si sente) e hanno molto da dire.
Titoli inequivocabili come “Song for workin’ class†(chi più ne parla dei lavoratori?), “Dignityâ€, dylan-song ispirata da un discorso di Pekka Himanen, giovane scrittore e filosofo finlandese specializzato sulla società dell’informazione, “Burn, burn, burnâ€, che sembra un classico country-blues di Guthrie, “I got twoâ€, mandolino e bei giochi di voce maschile-femminile con gli amici Red Wine Serenaders, “Worried Man Bluesâ€, suggestivo traditional per uomini preoccupati, “Love & revolution†perchè vogliamo il pane ma anche le rose, “About a girlâ€, splendida cover di quella romantica ballata di Kurt Cobain.
Steel guitar, banjo, washboard, mandolini, chitarre acustiche e chitarre elettriche, una voce di donna che non ti scordi (Veronica Sbercia), l’arpa e altri mille strumenti per cambiare il mondo con gioia e spirito musicale. È il loro progetto minimo. Seguiamoli.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA "Intervista ai Johnnie Selfish & the Worried Men Band"

