Il sottotitolo recita “La mia vita con i Police, il polo e i pigmeiâ€, e la dice lunga sull’intensità della vita (o forse dovremmo dire vite), di Stewart Copeland. È stato anche il batterista dei Police, potremmo affermare dopo aver letto questa bellezza di autobiografia, piena di foto, storie, ironia.
Meritoriamente data alle stampe da minimum fax, sempre più ricca di libri dedicati alla musica e ai musicisti in particolare, ci fa conoscere bene uno dei migliori batteristi degli ultimi cinquant’anni e ricorda che i Police non sono stati solo Sting.
I Police sono stati anche Andy Summers, e soprattutto Stewart Copeland, appunto, che è stato anche figlio di un agente della CIA sotto copertura in Libano, documentarista tra i pigmei del Congo, autore di colonne sonore per Hollywood, appassionato di polo e cavalli, padre di sette figli, musicista non solo pop-rock (vedi l’opera e il suo acclamato passaggio nella “Notte della Taranta†nel Salento). Insomma, una vita piena, una vita come quelle dei film…
E per finire, sentite cose pensa dell’Italia dopo il suo recente passaggio da noi. Troppo complimentoso, o in giro stanno messi peggio di noi? Leggete.
Sto stilando un elenco delle cose che mi piacciono di questo paese, e le pagine si accumulano a dismisura. Eccone alcune: i monasteri appesi nel cielo come orecchini, i caffé microscopici (gli italiani hanno imparato ad estraniarsi dal cosmo per il tempo di due sorsi paradisiaci), le abitazioni che non sono semplici macchie sul paesaggio, l’assenza di legno compensato, le tavole perfettamente apparecchiate, la cornice culturale di una grande civiltà antica (senza bisogno di un patriottismo di plastica), le menti non irreggimentate, l’ottimismo stile <<possiamo farcela>>, l’inclinazione naturale verso un mondo esteticamente gradevole e l’impossibilità di finire la cena prima delle due di notte.
Strange Things Happen di Stewart Copeland, minimum fax 2011, pp.377
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