Paul è un nome assolutamente normale, nei paesi di lingua anglossassone. Paul potrebbe essere il nome di un vostro amico (se foste inglesi o americani) di un vostro parente, magari di un cane. Invece a volte nel cinema succedono cose inaspettate. Tipo che quello che si chiama Paul è in realtà un extraterrestre. Ma forse è meglio partire dall'inizio...
Riassunto breve: Graeme e Simon sono due amici che rappresentano la quintessenza del nerd americano. Cioè sono due che, nonostante abbiano un'età , adorano i fumetti, la roba fantascientifica e le teorie cospirative. Quindi decidono di noleggiarsi un furgone e farsi un bel giro per visitare tutti i siti cari ai molti amanti degli UFO che dicono, come Fox Mulder in X-Files, "I want to believe". E proprio quando sono alla ricerca della celeberrima Area 51, incontrano Paul, omino verde-anzi a dire la verità grigio-di origine aliena che si trova sulla terra da ormai un bel po' di tempo. Tanto che ha imparato molti degli usi e costumi dei terrestri. Peccato che non siano esattamente quelli più educati.
Diciamo subito che la premessa funziona. Cioè, è divertente l'idea che l'alieno non sia né un mostro che ti vuole succhiare via l'intestino né un essere semi divino, ma sia più simile al peggiore dei vostri amici: pensateci, tutti ne abbiamo almeno uno, di quelli che ti fanno fare pessime figure in pubblico, quelli volgari, ignoranti trangugia-birra (ma in fondo simpatici e buoni, esattamente come Paul). E dunque questa idea funziona. Peccato che subito, dopo il primo quarto d'ora di film, lo svolgimento non si presenti gustoso come avrebbe potuto essere.
C'è infatti anche una parte più o meno avventurosa, in Paul. Ma non è particolarmente riuscita. E neanche, del resto, la parodia del genere fantascientifico. I due sceneggiatori Simon Pegg e Nick Frost, che qui sono anche protagonisti del film, sono gli stessi de L'alba dei morti dementi e di Hot fuzz. Ecco, quei due film non erano solo parodie rispettivamente delle pellicole di zombi e dei thriller sparatutto ultraviolenti: erano anche veri, credibili esempi di quegli stessi generi che prendevano in giro. In Paul, tale magia non si ripete.
Paul è uno dei tanti esempi, nel cinema moderno, in cui attori veri interagiscono con un personaggio interamente creato al computer. E anche se l'effetto visivo sullo schermo è convincente, manca sempre qualcosa, rispetto a quando gli attori recitano insieme a qualcuno di -bè- vero. Sarà questo il motivo per cui Paul si sgonfia terribilmente dopo i primi venti minuti?

