Enrico Farnedi è un nuovo cantautore da tenere sotto stretta osservazione. Con ironia, semplicità e l’immancabile ukulele (anzi, ne ha una decina), riesce a creare un mondo suo, come pochi negli ultimi anni. Dei bozzetti di provincia alla Paolo Conte degli inizi, divertenti e malinconici, senza perdere di vista l’impegno e con delle canzoni d’amore mai banali.
“Corso Sozzi”, (sono esperto di fumetti e patatine/non ho proprio idea di cosa sia la borsa/io mi nutro di fumetti e patatine…), biografica e con un ritornello cantato dalla sua voce inconfondibile, “Informagiovani”, perfetto racconto sui giovani disoccupati di oggi (che cosa te ne fai/ di tutto quello che hai imparato?), “Quanto piangere”, pezzo che scriverebbe l’avvocato di Asti se fosse nato a Cesena lo stesso anno di Enrico (Agosto col sole d’agosto/il ragioniere si rosola in spiaggia). Ma c’è anche un Farnedi assurdo e godereccio (da capogiro “Salsa di lumache”, del duo comico Donati/Olesen), due pezzi cantati in inglese come “Julie”, a tratti molto Steve Wynn, e una cover dei The The, “Lonely Placet”, dal mitico e amatissimo “Dusk”, qui diretta e senza fronzoli.
Enrico ha fatto il disco quasi tutto da solo, da consumato musicista con una quindicina di anni sul groppone, tra collaborazioni importanti (da Capossela a Cochi e Renato, passando per Francoise Hardy, Tanita Tikaram, Montefiori Cocktail…), la sua swing band The Good Fellas, e la passione per strumenti convenzionali o meno (oltre all’onnipresente ukulele, tromba, basso, organo, glockenspiel, scatolone, campanaccio …). Insomma, musica per organi caldi.
Enrico Farnedi, Ho lasciato tutto acceso – Sidecar/BruttureModerne, 2011
Leggi "Intervista a Enrico Farnedi" sul Blog dell’Alligatore
VAI AL SUO MYSPACE http://www.myspace.com/enricofarnedi

