La Fabbrica, illuminata/illuminante label di gran gusto, ci ha sempre abituati a gruppi fuori del comune (vi ricordate i 2Pigeons?) e con i Fragil Vida continua a seguire questa politica: sette musicanti variopinti uniti dalla passione militante delle musiche, del teatro e/o dell’arte in genere (non a caso hanno preso il nome dal titolo di una mostra dedicata a Tina Modotti).
Se è la dimensione live quella a loro più congeniale, con costumi, gesti e maschere teatrali, anche su freddo supporto metallico non sono niente male. Per prima cosa “Giorni sospesi” non è una semplice scatola di plastica, ma una tasca di stoffa ricavata da camicie e pantaloni, un pezzo unico preso dai loro spettacoli, e poi la loro musica è magia pura, sembra quasi di averli davanti.
Rock, cantautorato, progressive, jazz, pop, bossanova, testi impegnati, voci che giocano tra loro, recitano e cantano. Pianoforte, contrabbasso, chitarre, sax, basso e batteria per un disco a metà strada tra antico e moderno, con il dubbio come leit-motiv. Dodici pezzi da gustare integralmente, dal lato più “politico” di “Vele tese” (narra mirabilmente i sogni di un immigrato che viene da noi) a quello più “poetico” di “Ottobre”, perfetto inno dedicato ad un mese intimo e pieno di suggestioni malinconiche.
Cercate i Fragil Vida dal vivo e portatevi a casa una loro tasca. Troverete dentro le radici della nostra musica.
Fragil Vida, Giorni sospesi – La Fabbrica, 2011
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