Guido Maria Grillo guarda dritto in faccia dalla copertina del suo secondo album, a pochi mesi dall’omonimo esordio, sempre con la fidata label AM Production. Alle sue spalle qualcosa di indefinito, sfocato, forse il suo teatro e la chitarra. Guido è un cantautore da teatro e chitarra, ma non solo, “Non è quasi mai quello che appare†lo dimostra. Maestoso, pieno di strumenti, quasi tutti suonati dal cantautore salernitano di stanza a Parma, dove segue con passione l’attività del MATERIAoff.
Oltre al lato musicale, in questo disco colpisce l’impegno, poco presente nel nuovo cantautorato anni zero/uno. Questo rende ancora più unico Guido. Nelle sue canzoni trovano spazio le sofferenze dei migranti, come nella drammatica “Il tango dei naufraghi (schiavi di dio e della fame)â€, ricca di suoni e indignazione (sentite che testo, da pelle d’oca), il grido contro le guerre e spogliazioni occidentali al sud del mondo ne “L’età dell’oro neroâ€, con una chitarra tesa e delle parole molto forti, il rifacimento de “Il sogno di Maria†del maestro De Andrè, al quale Guido ha dedicato la tesi di laurea. Ma c’è anche un Guido personale, come ad esempio nella melodia rilassata di “Canzone per meâ€, nata durante una camminata notturna, sfogo intimo e collettivo, tra Nick Cave e il nostro Ciampi (Pietro, ovvio).
In Guido Maria Grillo non c’è nulla di ovvio. È una novità musicale italica colta e pop allo stesso tempo, capace di dire cose profonde con semplicità , archi, piano, ammennicoli. Può essere pericoloso. Ascoltiamolo.
Guido Maria Grillo, Non è quasi mai quello che appare – AM Production, 2011
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