Piccolo disco di culto questa vera e propria prima uscita de la Piccola Orchestra Karasciò, gruppo bergamasco di lungo respiro, tra il folk e il cantautorato classico. Bello a partire dalla confezione scelta, cioè un piccolo cartone della pizza, e dentro, disegnata sul cd, una pizza con le olive e le verdure (all’interno il tovagliolo con i testi scritti a mano, la birra con note sulla band, i titoli come un listino con i diversi gusti di pizza…). Ma questo disco non è certo una pizza.
Perfetta fotografia del Belpaese oggi, tra una politica ai minimi storici, tanto che l’apertura “Il Nuovo Circo”, paragone a ritmo folk circo/politica, oggi non sembra qualunquismo, ma una triste realtà (dieci anni fa non l’avrei mai pensato), e a chiudere i sogni/bisogni degli immigrati massacrati/umiliati sulle due sponde del mediteranno nell’ispiratissima “Beshir” (con questa hanno vinto il Premio Amnesty Italia Emergenti 2010).
Nel mezzo un bel pezzo da cantautorato libertario alla De Andrè, come “La Ballata del Creato” ad interrogarsi/ironizzare con coraggio sul credere in dio, un grido contro le certezze borghesi come “Il Tempo dei Villani”, un reggae sul senso della vita come “Grappa e fogli di giornale” (ascoltandola m’immagino un video con Paolo Villaggio nel ruolo del barbone felice della canzone), e poi trombe, archi, chitarre acustiche ed elettriche, il mandolino…per non dire della voce, una voce da cantautore nostro.
Piccola Orchestra Karasciò, Made In Italy – Autoprodotto, 2011
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