Seguo Valentina Lupi da un po’, anche se è giovane (classe 1981), e mi ha fatto piacere trovarla così avanti. Avanti non solo perché è al suo “Atto Terzo” (in realtà è il suo secondo cd, il riferimento è a Shakespeare e al suo Essere o non essere, molto adatto alla generazione precaria di oggi), ma per i temi trattati, la voce e il modo di proporsi.
Il cd, con una copertina molto affascinante, tra un film di Billy Wilder e l’estetica anni ’60, apre con “Dove sei”: organo, voce da grande interprete, calma, sicura, pop d’autore che potrebbe segnare un’epoca. Il secondo pezzo, “Il modo migliore” lei lo segnala come il suo manifesto, forse per quel ritornello “ripartire da se stessi”, per il ritmo e la chitarra languida. Inizio di grande livello, che sarà poi mantenuto per tutto il proseguimento, con il gran finale della title-track “Atto Terzo”, rock arrabbiato, vicino agli Afterhours se volete un accostamento, inno generazionale con parole forti e sofferte:”… ho imparato a sognare poco…se la mia vita è in mano a chi non la rappresenta … Essere o non Essere”.
Valentina Lupi sembra una cantautrice da boom. Forse perché siamo in un’epoca quasi all’opposta, senza sogni e speranze. I due estremi si toccano? Cerchiamo facciano contatto è scoppi la scintilla di un nuovo rinascimento. Con dischi come questo è possibile e necessario …
Valentina Lupi, Atto Terzo – Aly Buma Ye! Records, 2011
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