Il sottotitolo “Il ribelle di Genova”, nasce da una lettera del subcomandante Marcos scritta al movimento italiano nel 2003 in occasione della forte opposizione alla guerra in Iraq. Questo per dire della rilevanza internazionale presa subito da Carlo Giuliani, “caso” ancora politicamente aperto, che questo libro a fumetti indaga nei momenti della sua tragica morte, poco prima e dopo, cercando di capire chi era, cosa faceva, cosa voleva.
Per farlo prende le testimonianze dei genitori, Giuliano e Haidi e della sorella Elena. Parlano direttamente, senza filtri. Parlano del ragazzo sensibile, impegnato, e generoso. Non è un santino, ma la biografia comune dei molti ragazzi che a Genova 2001 c’erano. Gli oggetti diventati simbolo di quel giorno, cioè l’estintore, il passamontagna e il rotolo di scotch, sono parte della storia, anzi, si muovono, proteggono, stanno vicini ai tre famigliari aumentandone l’impatto visivo ed emotivo.
Il libro, come accade spesso nelle pubblicazioni dell’editrice padovana, oltre ad essere tecnicamente impeccabile, è accurato dal punto di vista delle informazioni (Barilli è, tra l’altro, anche l’autore dell’immenso libro su Piazza Fontana sempre della BeccoGiallo). Sia nella narrazione, che nei documenti allegati, si apprende come questo omicidio sia stato archiviato senza un processo, mentre tutti gli altri fatti di Genova sono stati passati al setaccio.
Il libro non si sostituisce al tribunale, né vuole farlo, ma innesta dei dubbi legittimi, che a dieci anni dai fatti, dovrebbero essere fugati, anche se siamo in Italia. Prefazione passionale di una mamma che a Genova non c’era (ma c’era la figlia), Chiara Ingrao, postfazione razionale di un ottimo giornalista che a Genova c’era, Checchino Antonini.
Francesco Barilli/Manuel De Carli, Carlo Giuliani – Il ribelle di Genova – BeccoGiallo 2011, pp.175
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