15 giugno 2009, Iran.
Dopo le elezioni che hanno visto la vittoria del presidente uscente Mahmud Ahmadinejad, il governo viene accusato di brogli dai candidati dell'opposizione: milioni di persone scendono in piazza a Teheran, capitale del paese, chiedendo che quelle elezioni truffa fossero invalidate. In uno di quei cortei, enorme, che marcia verso Piazza della LibertĂ , ci sono due fratelli: Hassan e Mehdi. Solo uno dei due tornerĂ a casa, l'altro finirĂ desaparecido, perso chissĂ dove nei gulag della repubblica islamica, incarcerato come traditore della patria.
Dopo quella manifestazione, ai familiari di Mehdi non rimane altro che aspettare, cercare, sperare. Intanto, intorno alla famiglia il mondo si muove velocemente, e una società strozzata, costretta sotto il giogo del regime degli Ayatollah, cerca di tornare a respirare. Questa è la storia di Zahra's Paradise, un romanzo a fumetti con dentro poca fiction e molta realtà . Il libro infatti è stato costruito, disegnato e pubblicato praticamente in tempo reale su internet, seguendo l'evoluzione della situazione politica in Iran. Zahra's paradise è stato un blog prima di essere un libro, scelta estremamente contemporanea: proprio blog e social network sono stati strumenti fondamentali per i giovani che hanno cambiato il volto di molti paesi islamici negli ultimi anni.
Gli autori di Zahra's paradise non raccontano le cose per sentito dire. Amir e Kahlil sono iraniani, attivisti per i diritti umani che scrivono e disegnano protetti da pseudonimi, e hanno messo in piedi un'operazione editoriale che ha portato il loro graphic novel a essere pubblicato in tutta Europa e negli Stati Uniti. E il bello è che, nonostante la gravità della situazione iraniana e la serietà dei loro intenti, Amir e Khalil non hanno rinunciato a raccontare se stessi e il loro paese con tocchi di ironia, nera e cinica.
Fiction e giornalismo si incontrano dentro le pagine di Zahra's Paradise, fumetto che rappresenta un esperimento importante, anche al di là del risultato - come dire - artistico, che comunque rimane notevole. Anche se leggere le ultime 13 pagine - che riportano semplicemente, con un carattere minuscolo, i nomi degli oltre sedicimila cittadini uccisi dal regime iraniano - non può che far scendere un brivido lungo la schiena.

