Musica e Libri
10/01/2012
Strenne dell'Alligatore 2011, musica fresca per la stagione fredda - 5
Barba, cappello, pancione e coda: l'Alligatore vi farĂ  fare una scorpacciata di musica nuova & bella, durante le feste... tanto rock italiano (e mica solo)

di L'Alligatore

Sugarpie and the Candymen, Swing’n’Roll

Gruppo unico in Italia Sugarpie and the Candymen, che mantiene ciò che promette. “Swing’n’Roll” sono infatti 14 canzoni rock in salsa swing. Sette pezzi originali, più sette classici della musica del diavolo cantate dalla bella voce di una ragazza che non passa di certo inosservata, sia per l’avvenenza, sia per il modo di vestire (ammiratela nell’ironica copertina).

A onor del vero, tutto il gruppo si veste in modo particolare, fuori dal tempo, e questo è un elemento di rottura. Fa un certo effetto sentire i Led Zeppelin suonati da musicanti in giacca e cravatta, con un suono da ruggenti anni ’20. Eppure il trittico “Rock and Roll/Heartbreaker/Whole Lotta Love” sta in piedi, anzi si rivela una piacevolissima sorpresa. Come, del resto, i Guns N’Roses di una dilatata/scatenata “Paradise City”. Tra i pezzi originali segnalo la giocosa “Maybe I Hate, Maybe I Love”, perfetta per una commedia di Woody Allen, con la voce fantastica e la tromba in evidenza, “Bonnie and Clyde Blues”, storia realista di una giovane coppia e le sue difficoltà a costruirsi un futuro, con un bel coretto e un piano jazz, “Aveva una casetta”, l’unica cantata in italiano, ironica, da Quartetto Cetra di oggi.

Questi cinque ragazzi di Piacenza si divertono un sacco a suonare, a prendere la musica e rileggerla alla loro maniera. Lo fanno con grande professionalità e uno stile inconfondibile, lo fanno in tanti concerti in Italia e all’estero. Se capitano dalle vostra parti non fateveli sfuggire. Passerete una bella serata divertente, fuori dagli schemi. Insomma, Swing’n’Roll …

Sugarpie and the Candymen, Swing’n’Roll – Irma Records, 2011

LEGGI "Due parole con Sugarpie and the Candymen" sul Blog dell’Alligatore
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The Singers, The Room Went Black

Tutte le strade portano a Roma, dove quattro ragazzi provenienti da varie localitĂ  del mondo (da Milano a Sofia, dal Canada a Bari e Lucca) si sono ritrovati per dare vita a questo gruppo dal nome tanto semplice quanto diretto. Semplice e diretto come il loro delizioso pop-rock.

The Singers si sono dimostrati maestri nel creare un gruppo affiatato in poco tempo ed esordire, nel giro di soli nove mesi, con “The Room Went Black”, romantico a partire dal titolo (è un verso di “Piña Colada Experience”, pezzo tra i più giovani dell’album), che si riferisce alla facilità del creare di notte, quando vengono le idee migliori. E di buone idee sembrano averne trovate diverse.

Tra le più forti “Dance! Dance! Dance! (Hit The Floor)”, danzereccio come si può intuire, con un ritmo ben sostenuto, già preso per uno spot per abbigliamento femminile e pure per una colonna sonora di un film indipendente Usa (bel colpo per degli esordienti), “Red Snow”, rock con chitarre e batteria a darci dentro, “18:18” pezzo con una voce ben impostate e melodia da primi Coldplay, “The Continuing Story Of Robert J. Finch”, romantico, ispirato dalla lettura di questo nome su di una tomba del cimitero di Brompton a Londra.
Ben impostati, sembrano sapere dove vogliono andare. Ascoltiamoli.

The Singers, The Room Went Black – Autoproduzione, 2011
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Tommi, Always

La copertina di “Always” ha colpito molto i lettori/bloggers del mio blog, e si può ben capire il motivo: l’azzurro del mare che si fonde con l’azzurro del cielo, un fazzoletto di spiaggia e un bambino alla ricerca di conchiglie. È uno scatto perfetto, di libertà e spensieratezza, ad opera dello stesso cantautore veneto. Identica cosa potrei dire della sua musica. Dieci pezzi di rock divertente più una sperimentale ghost-track.

“Always”, il pezzo che ha dato il nome al cd e senza il quale non sarebbe stato così, ricorda molto il Dylan acustico, anche grazie la particolare voce di Tommi. È la mia preferita assieme a “Side by Side”, rock-blues claptoniano con sax e organo, e “Don’t You Like”, pezzo ben ritmato con una costruzione di chitarre semplici quanto affascinanti tipo un Neil Young nato in Italia. Sì, Tommi ricorda molti grandi, ma questo non vuol dire sia un semplice imitatore, è invece un cantautore sensibile, attento alla tradizione rock, ma con scelte originali.

Sorprendete la ghost finale “You & I”, con voce e chitarra evocative, effetti vivi come un temporale d’estate e il canto degli uccellini quando è passato. Un lavoro ben calibrato, senza cadute. Merito anche della Prosdocimi records, che ha capito le possibilità di Tommi e le ha sfruttate al meglio, collaborato direttamente a realizzarlo. Un disco da ascoltare sempre.

Tommi, Always – Prosdocimi Records, 2011
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