Lo yoghurt da bere? Paleolitico. Di più: superato. Tant'è che di tutta la messe di sapori e colori che affollava fino a qualche anno fa il banco frigo del supermercato non è rimasta che qualche solitaria e sparuta confezione per gli irriducibili nostalgici del revival.
Soppiantata, come le sue consorelle ormai estinte, dalla proliferazione di bottigliette tascabili di liquidi dai più disparati ingredienti, gusti e benefici: la "new wave dei fermenti lattici". Perché, curiosamente, anche le abitudini alimentari hanno le loro mode e le loro tendenze: fino a ieri, per esempio, non si poteva vivere senza ACE, adesso non si può vivere senza la miracolosa pozioncina magica che, a seconda del 'principio attivo', rinforza le difese immunitarie, riequilibra la naturale regolarità dell'intestino, nutre la pelle dall'interno, riduce il colesterolo, favorisce lo studio e la concentrazione, ringiovanisce lo spirito e, quando si è particolarmente fortunati, ricongiunge con il proprio karma, tiene lontana la suocera e fa anche vincere al Super Enalotto.
Purtroppo, però, non sempre (quasi mai) le promesse degli spot corrispondono ai reali effetti rinvigorenti dei prodotti probiotici. Un test effettuato da Altroconsumo nell'ottobre 2006 su 15 tra i più diffusi 'bottiglini fermentati' rivela come la maggior parte di essi sia malauguratamente ricca di zuccheri aggiunti e povera di proteine e di calcio - componenti naturalmente presenti, invece, nel latte -, e come spesso perfino i tanto decantati Lactobacillus Caragrazia Salaminchia vi sono contenuti in quantitativi talmente limitati che per ottenere qualche risultato visibile - o avvertibile - nei tempi previsti sarebbe necessaria un'overdose. Senza trascurare che le modalità di distribuzione ne alterano la composizione in pratica ancora prima che arrivino al punto vendita, specie se la temperatura a cui vengono tenuti, spostati e trasportati non viene rigorosamente monitorata dal momento in cui la bevanda (perché di bevanda si tratta) esce dall'azienda.
In generale, quindi, tanto vale prenderli come un normale dessert, senza aspettarsi chissà quali straordinarie metamorfosi del proprio apparato digerente o dei propri connotati estetici ma, piuttosto, guardando questa improvvisa mania lattofila da un punto di vista diverso: per essere un peccato di gola, fa meno male di molti altri...

