«Squattrinati organizzati»: era questo, nel 1997, il grido di battaglia dei 6 bizzarri protagonisti di "Full Monty" costretti ad inventarsi spogliarellisti per sfuggire alla disoccupazione. Oggi, esattamente 10 anni dopo, questa curiosa forma di 'intraprendenza' è ancora molto più in voga e molto più praticata di quanto non si possa immaginare, specialmente in concomitanza con gli ultimi mesi della stagione quando scatta l'inesorabile "febbre dei calendari".
Così, accanto ai consueti cataloghi «artistici e non volgari» di foto ultrapatinate (e ultraritoccate) di Anna Falchi, Alessia Fabiani, Aynett Stephens, Barbara Chiappini, Eva Henger e quant'altre abituali superstar del settore, è facile imbattersi anche in rassegne quantomeno 'atipiche' di gente comune, impiegati e liberi professionisti ritratti «come mamma li ha fatti» allo scopo - nella maggior parte dei casi - di raccogliere fondi da devolvere in beneficenza.
E anche quest'anno, senza fare eccezione, si prepara dunque a concludersi con gli abituali "botti a sorpresa" degli «squattrinati organizzati». Stando a quanto documentato da Repubblica.it, a spogliarsi per una "giusta causa 2008" sono stati, in Spagna, un gruppo di poliziotti e, parallelamente, sette mamme, tutti evidentemente animati dalle migliori intenzioni umanitarie.
Ma è davvero soltanto uno slancio solidale a stimolare l'esibizionismo di queste persone? O, in fondo, è anche un po' la voglia di ritagliarsi i propri proverbiali «5 minuti di gloria» unendo l'utile al dilettevole?
Certo:«a pensar male si fa peccato ma ci si becca sempre». Bisognerebbe capire quale diffusione e quale appeal potrebbero avere i calendari di poliziotti e casalinghe seminudi in pose soft-porno Anni '70 di serie Z se non fossero accompagnati ad iniziative benefiche, e - d'altra parte - bisognerebbe capire quali possibilità avrebbero poliziotti e casalinghe di promuovere le loro iniziative benefiche se non attirando l'attenzione attraverso i calendari.
Perché, al di là dell'indubbio divertimento sollevato dal fenomeno di costume in sé, il confine tra filantropia e semplice mania di protagonismo appare piuttosto labile. Tantissime persone, infatti, portano avanti ogni giorno progetti di solidarietà in tutto il mondo senza sentire lo stimolo - o la necessità - di sdraiarsi su un tavolo sporco di zucchero a velo coprendosi il seno con un panettone (o le natiche con un segnale di divieto di accesso). E spesso, ci si perdoni il gioco di parole, è stato dimostrato che «la beneficenza tira», ragion per cui non mancano i precedenti di chi ha cavalcato l'onda con finalità specifiche di immagine personale.
Dopodiché, naturalmente, ognuno è libero di valutare la cosa secondo l'ottica che ritiene più opportuna, e magari lo stesso volerne discutere esula dallo spirito easy e user friendly con cui queste operazioni vengono compiute.
Ma siccome, volendo invece farlo, non si può discutere di due calendari in déshabillé senza utilizzare nemmeno una volta la parola «tette» - che poi Google col piffero che si degna di perdonare una simile inadempienza, condannandola senza attenuanti all'oblio degli ultimi posti nelle pagine di ricerca - ci piace pensare che, se «Rosso di sera, buon tempo si spera», allora magari «Tette ogni mese, buon anno al Paese!»...
E tu cosa ne pensi?
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