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"Ma dai, stavo scherzando!"

di Giovanna Donini
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Diario di una donna diversamente etero - Cap.11

L’altalena è là. In mezzo al parco. Non è ancora arrivato nessuno. Ci siamo solo io e mio padre. Lui è un adulto con pochi capelli. Io sono una bambina con pochi denti. Insomma, non siamo bellissimi.

Mi dice: “Avanti, sali!”.

Salgo. E comincia a spingermi. E mentre mi spinge sempre più forte, mi dice: “Adesso ti faccio fare il giro della morte”. E io gli credo. Ho paura urlo. Ma non mi sveglio, perché non è un sogno, ma pura realtà. Mio padre ama fare scherzi. E in particolare ama farli a me. “Ma dai scherzavo…” mi dice mentre ferma l’altalena.

Nel quartiere dove vivo, ogni martedì, fanno il mercato. Ci sono tantissime bancarelle. E’ pieno di gente che arriva da ogni dove. Ci siamo pure io e mio padre. Lui è un adulto con pochi capelli. Io sono una bambina con pochi denti. Lui è vestito elegantissimo, ma ha sbagliato tutti i colori. Io sono vestita malissimo, ma almeno i colori sono giusti. Insomma, non siamo belli da vedere.

Mi dice: “Aspettami qua, davanti al bancone del pesce, non ti muovere, torno subito”.

Aspetto. E lui sparisce. Come a nascondino comincio a contare, ma lui non torna. Chiedo ad una signora se ha visto mio papà. Gli dico che è un tizio con pochi capelli, vestito molto bene, ma color marrone e blu e giallo e insomma sta male male male. Lei fa di no con la testa. Mi siedo. Mi alzo. Aspetto. Quello che vende il pesce mi chiede che ci faccio da sola e se voglio assaggiare un’acciuga. Dico no. Mi guardo intorno, vorrei spostarmi, ma se lo faccio poi, lo so, che mi perdo. Ma forse mi sono già persa o si è perso lui che non arriva. Allora vorrei piangere, ma non ci riesco. Chiedo ad un’altra signora che ore sono e lo faccio tre volte di fila, un minuto dopo l’altro. Arriva un vigile mi chiede la stessa cosa che mi ha chiesto quello che vende il pesce, ma non mi offre l’acciuga. Gli dico che sto aspettando il mio papà e in quel momento il mio papà sbuca come per magia allontanando il vigile. “Ma dai stavo scherzando…” mi dice mentre compra le acciughe. Mio padre ama fare scherzi. Ma, a questo punto, lo so che si diverte solo lui.

Domani la prof interroga. Studio. Leggo. Studio. Storia. Ripasso la lezione con mio padre che insegna storia e filosofia al liceo scientifico. Studio Camillo Benso, Conte di Cavour, protagonista del Risorgimento come sostenitore delle idee liberali, del progresso civile ed economico, dell'anticlericalismo, dei movimenti nazionali e dell'espansionismo del Regno di Sardegna ai danni dell'Austria e dello Stato Pontificio. Mio padre mi spiega tutto e poi aggiunge un particolare che, dice, “in pochi sanno”. “Camillo Benso, Conte di Cavour è morto colto da un infarto mentre si trovava a letto con la sua amante…in poche parole…se n’è andato venendo… se lo dici alla prof, domani farai un figurone… “. Ci casco attratta e portata per le curiosità piccanti che riguardano gli eventi storici. E mentre la prof mi interroga aggiungo quel particolare sulla morte del Conte che in pochi sanno: “…se n’è andato venendo, capisce prof?”. La prof non la prende bene, io non prendo bene il fatto che la prof non la prenda bene e insisto: “Le dico che ho ragione…Camillo Benso Conte di Cavour se n’è andato venendo o se vuole venendo se n’è andato…me l’ha detto mio padre che insegna storia come lei” e mentre la classe ride, mentre la prof mi spedisce al posto indignata, realizzo e mi sembra di sentire mio padre che dice: “Ma dai stavo scherzando…”. Ho scoperto solo poco dopo che il Conte era morto di malaria.

Siamo seduti a tavola. Siamo io e mio padre. Lui è un adulto con sempre meno capelli. Io una ragazza con i denti sempre più storti. Stiamo mangiando gli spaghetti. Lui mi sta raccontando la storia del il primo presidente statunitense ad essere nato nel XX secolo ed il più giovane a morire ricoprendo la carica: John F. Kennedy. Ad un certo punto suona il campanello. Vado io. E’ lei. La faccio entrare.

La faccio accomodare in cucina mentre mio padre sta finendo di mangiare. Lei si presenta. Lui le chiede se vuole mangiare qualcosa. Lei dice no. Io dico “faccio il caffè”. “Ma lei esattamente chi è?” chiede lui con aria allegra “E’ la mia ragazza!” dico io spudorata. Lui ride, mi guarda, la guarda, ci guarda: “Ma dai stai scherzando…”.

Invece no.

Gay

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