Madman contro il bullismo

di Salvatore Vitellino

Sbullizzati
Madman contro il bullismo

Smemoranda: La prima domanda è quella che facciamo a tutti i nostri ospiti. Da ragazzo, ai tempi della scuola, hai vissuto sulla tua pelle il bullismo?
MadMan: Assolutamente si. Ho assistito a scene di bullismo e le ho anche subite, come quasi tutti, bulli compresi. Non ho mai bullizzato nessuno e quando ho visto farlo a dei miei amici ho sempre espresso il mio dissenso, perché odio fortemente i concetti di violenza e prevaricazione. In generale però, penso che essere bullo ti renda paradossalmente nudo e fragile agli occhi degli altri.

Studiando le biografie di vari musicisti si scopre che spesso il bullismo è un elemento comune alle loro infanzie. Alcuni, una volta raggiunto il successo, ne parlano apertamente. Mi viene in mente Eminem che alle scuole elementari è stato pestato così forte da finire in coma, fatto che poi gli ha ispirato la canzone “Brain Damage”. Tu non ne avevi mai parlato direttamente. Non volevi che sembrasse uno stereotipo?
Esattamente: lungi da me cadere negli stereotipi, e raramente ho parlato di queste cose. In passato, avendo dovuto cambiare diverse volte città da giovanissimo, per situazioni famigliari varie, ho faticato ogni volta a farmi accettare nei nuovi ambienti e ho dovuto reagire al bullismo anche con la violenza, per una forma di sopravvivenza. Cosa penso del bullismo? Che sia generato dalla paura e dall’ignoranza, come quasi tutte le forme di violenza, e che si debba contrastare quindi con la cultura e l’informazione. Bello dirlo in un paese che anno dopo anno spolpa la scuola pubblica in favore delle privatizzazioni.

Sappiamo entrambi che in certi quartieri si respira un clima di violenza e sopraffazione legato alla logica delle appartenenze: se sei vicino a certi giri che hanno alle spalle amici pericolosi pensi di poter fare tutto quello che vuoi; se sei solo senza nessuno alle spalle, le prendi e basta. Anche tu hai conosciuto questo clima? Seconde te, se riesci a cavartela in un contesto simile e ottieni il tuo rispetto, sei più capace anche di affrontare un tipo diverso di ostilità, cioè ad esempio il cyberbullismo? Fa più male l’aggressione fisica e il clima di paura, o le cattiverie psicologiche dal vivo e sui social?
Fa male tutto, in maniera diversa ma simile. Soprattutto quando sei visto come “diverso” per altri motivi ancora, che possono essere razziali o semplicemente religioso/culturali. Io semplicemente ero l’unico che ascoltava rap forse in tutto il paese in cui vivevo, quindi ti lascio immaginare. Sicuramente riuscire a cavarsela ti fa capire che, appunto, si può uscirne, almeno in certe situazioni, ma la vera forza la si acquisisce mentalmente quando si giunge al punto di comprendere la pochezza e la paura intrinseca dei bulli… e si riesce magari anche a comunicare con loro, che altro non sono che delle persone con delle enormi insicurezze.

A proposito di rispetto e di social. In una tua recente intervista dicevi che non hai mai pensato di fare soldi con il rap, ma che quando hai cominciato volevi solo ottenere il rispetto di tutti. Ci spieghi cosa significa?
Il rap è una via per esprimersi, ma anche per competere e migliorarsi. Sicuramente volevo il rispetto artistico in primis degli artisti che ho sempre amato, ma anche quello sociale. Intendiamoci, non mi è mai premuto il fatto di conquistarmi un “ruolo” o un “posto” nella società, è semplicemente successo… ma è innegabile che se dimostri di valere, di essere sicuro di te, di andare fino in fondo, la gente tenda a rispettarti anche a livello umano. Credo che avvenga per un fatto di stima/invidia.

 

Invece riguardo ai social volevo chiederti qual è il tuo rapporto con questi strumenti di comunicazione. Subisci una forma di dipendenza o ne prendi le distanze?
Come tutte le cose, me le vivo a seconda del mio umore. Tuttavia i contenuti che propongo sono quasi sempre superficiali o attinenti strettamente alla musica. Mi piace l’idea di poter strappare una risata spensierata alla gente senza dover per forza esprimere giudizi su qualcuno o qualcosa, o l’unto e bisunto argomento del giorno, facendo vedere che “so mejo io”. Credo che utilizzare i social per creare polemiche o far ingelosire gli altri coi tuoi soldi il tuo successo ecc… sia una cosa superata e non più tanto interessante. Non ne sono dipendente, almeno non credo: spesso passano giorni senza che io posti nulla. Curo personalmente Instagram, quasi al 100% ma tuttavia ho anche dei collaboratori che mi aiutano per quanto riguarda la parte più “istituzionale” dei post. I commenti ovviamente li leggo, ma lì sta a te saper dare il giusto peso a ciò che la gente dice o pensa, saper separare quella che può essere una critica sensata o un complimento sincero dal semplice spam di insulti o attention seeking varie… che sono ormai il 90% dei commenti.

Che consigli daresti a dei ragazzi bullizzati per rafforzare la loro autostima? Devi cercare l’aggregazione a tutti i costi, o è meglio arricchire la tua personalità, magari anche da solo? Nelle tue canzoni citi Asimov e Kafka: la letteratura aiuta a capire meglio chi siamo e cosa vogliamo?
Aggregarsi sì, ma con persone che ci facciano sentire bene. I libri e la cultura poi sono sempre consigliati a tutti nella vita, ma la cosa importante contro il bullismo è denunciare, parlarne con gli altri, farsi aiutare. Non avere vergogna a denunciare perché la prevaricazione è un fatto comunissimo e anche il più duro dei bulli prima o poi verrà bullizzato da uno più grosso di lui. Si tratta semplicemente di un meccanismo di pochezza umana e stupidità che la maggior parte delle volte porta il bullo al fallimento personale o all’ingrandirsi di sue patologie mentali legate all’insicurezza. Chi bullizza ha spesso più paura della vittima. Si esce da questo meccanismo solo dissociandosi e denunciando, facendo prevalere l’intelligenza sulla forza. Ovvio che in certi casi non rimane che rispondere con altra violenza, ma penso che non si dovrebbe mai arrivare a quel punto… si dovrebbe sempre prevenire, se possibile.