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Mailand: intervista a Nicola Pezzoli

di L'Alligatore
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Milano, anni Ottanta. Ma da bere non c'è poi molto...

Nicola Pezzoli

Mailand

Neo Edizioni

Mailand è il nuovo romanzo di Nicola Pezzoli, uscito da qualche settimana per la Neo Edizioni come i suoi due precedenti romanzi, e come in questi il protagonista è sempre Corradino, alter ego del Pezzoli. Questa volta affronta il periodo dell’università – Scienze  politiche a Milano negli anni ’80 –  la Milano da bere, si diceva. In realtà non ci sono lussi o pacchianate, Corradino abita con altri due squattrinati compagni in una stanza in affitto, lavora per una strana agenzia che si occupa di scrivere biglietti d’addio/lettere/memoriali per aspiranti suicidi e vive in uno stato di confusione sessuale: etero o gay? Probabilmente bisessuale, in quanto, dopo le prime timide esperienze con ragazze, è alla ricerca di un incontro gay, tra infruttuosi annunci fermo posta  sui giornali e il sogno proibito di finire a letto con il bel donnaiolo compagno di stanza. Con l’ironia di un Almodòvar (ma anche il suo dramma), Nicola Pezzoli ci racconta il capitolo di Corradino in città, farcendolo con la consueta forza polemica e un finale per niente scontato.

Come è nato Mailand?
Come logica conseguenza di “Quattro soli a motore” (la Campagna) e “Chiudi gli occhi e guarda” (il Mare). Il capitolo successivo non poteva che essere la Città. Quindi la metropoli universitaria – epicentro di mille storie e disavventure – e il Corradino ventenne, che i compagni di stanza chiamano Konrad.

Perché Mailand … Milano in tedesco? Perché Milano?
Il protagonista la chiama così per rivendicare fin da subito un senso di estraneità, di spaesamento, di reciproca non accettazione fra lui e la città. Ci si trova così male da definirla “a misura duomo” (senza apostrofo dopo la “d”), cioè qualcosa di troppo grande per essere umanamente vivibile.

Ti senti parte di una qualche "editoria indipendente"?
Se esiste un’editoria indipendente? Direi proprio di sì, e più vitale che mai, con la sua intraprendenza, la sua contagiosa passione, la sua coraggiosa onestà intellettuale, la sua voglia di scovare talenti veri. E che meravigliosa sorpresa, il Book Pride così affollato!
Se me ne sento parte? Io sono sempre stato e sempre sarò un lupo solitario, una persona restia a qualsiasi tipo di aggregazione, e molto poco “aziendalista”, ma in questo caso direi proprio di sì. In quanto outsider, in quanto artista estremo e assoluto, in quanto monaco della scrittura che questa schifosa società vorrebbe trasformare in forza lavoro del cementificio o del call center (o in abitante del cimitero), sono a dir poco orgoglioso di far parte di questo movimento, e felicissimo di essere un autore della Neo Edizioni, che ho più volte definito la mia bukowskiana Black Sparrow, ma che rispetto a essa mi pare al momento assai più emergente, più battagliera, più forte, più “cool”.

Oltre a Milano, un tema forte del libro è la bisessualità del protagonista. 
Bisessualità è la parola giusta, una delle parole chiave in questo romanzo che fin dall’inizio celebra le Parole e la loro forza, e ti ringrazio per averla individuata. Una parola che in Italia viene riconosciuta e accettata ben poco: alcuni già parlano di “bifobia”: il bisessuale viene guardato con molto più odio, paura e sospetto che non l’omosessuale o il trans, perché viene considerato una mina vagante – e gaudente – nel mar morto della normalozzità (Corradino arriva a contrapporre il neologismo “monosessuale”, che per lui è una forma di autolimitazione e autoghettizzazione che vale per gli etero ma anche per i gay: non accetta di doversi innamorare solo di ragazzi che “espongono la bandierina rosa”.) Corradino scopre di essere attratto ANCHE dai maschi. Non dagli uomini in generale, ma dai bei ragazzi della sua età. E in particolare da uno. Disgraziatamente (in aggiunta al fatto di essere già confuso, disorientato e spaventato di suo), tutto questo gli accade nel luogo e nel periodo sbagliati. Il luogo, inutile dirlo, è quel postaccio che io definisco spesso “Vatikalia” o “Lobotomitaly”, il paese più grettamente omofobo d’Europa. Il periodo è la seconda metà degli anni Ottanta, con l’esplosione del flagello dell’aids. E così il nostro povero ragazzo si ritrova a dover ascoltare più e più volte al giorno epiteti (che non sono rivolti a lui, ma fan parte del misero parlare quotidiano di tutti, con effetti quindi forse anche peggiori) come “frocio”, “ricchione”, “culattone dimmerda” ecc, per non parlare di quelle belle persone che arrivano a “ringraziare Dio per l’aids”, considerato ancora, principalmente, una provvidenziale peste mandata a punire gli omosessuali maschi. Ma si dà il caso che Corradino-Konrad non sia una mezza calzetta, e che dunque, davanti a tutto questo, invece di mettersi a piagnucolare, o a mendicare tolleranza, parta al contrattacco inventandosi provocatoriamente delle etichette impertinenti e irriguardose da appiccicare ai cosiddetti normali: ecco così spuntare gli scopamoglie pocosessuali, i macachi carcasorca, le trappole per cazzi, i ciulaciornie e gli ordinari ingroppavulve. Forse i più somari fra gli adepti dell’imbecillità politically correct potrebbero chiamare tutto questo “eterofobia”, ma ovviamente si tratta solo, tutt’al più, di un “eccesso colposo in legittima difesa”: Corradino spara, ma perché gli altri non solo hanno già fatto fuoco, ma lo hanno già colpito. Più volte. Al cuore.

La copertina trovo sia perfetta, e non succede così spesso.
Forse stavolta ho in piccola parte contribuito (avevo avuto la “visione” del bianco su rosso, e di un Duomo nero e minaccioso come un castello delle streghe) ma la verità è che il merito, ancora una volta, è tutto del mitico Toni Alfano, autore di tutte le copertine della Neo, fra le più belle e di più forte impatto che si possano trovare in circolazione.

Per la terza volta Corradino, il tuo alter ego, è il protagonista del romanzo. È la fine della trilogia? Hai in mente altri libri con lui più adulto?
Ai conformisti piace indulgere nel luogo comune (stucchevole come tutti i luoghi comuni) del 3 “numero perfetto”. Quindi io, da bravo bastian contrario, detesto il numero 3. Questo per dire che sto pensando come minimo a una tetralogia. Più che passare a un Corradino adulto, al momento, sto meditando di fare un salto indietro. Sono rimasti scoperti gli anni dai 13 ai 19: una miniera d’oro narrativa.

sesso
libri
anni ottanta

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