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Margherita Hack e la fine del mondo

di La redazione
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Ecco cosa aveva scritto Margherita sulla Smemo 12 mesi del 2012, quando tutti quanti ci preoccupavamo per la fine del mondo. Lei, come sempre, ci rassicurò... E oggi ci manca già

 

Il fatto che per millenni il cielo sia stato considerato lo specchio in cui guardare per scoprire quello che sarebbe potuto capitare sulla terra, oggi fa sorridere e ci conferma nella nostra convinzione d’esserci liberati per sempre da simili irrazionalità. Le cose non stanno affatto così, anzi. L’irrazionalità affiora con una frequenza sorprendente anche ai giorni nostri e, nella perenne attesa dell’Apocalisse annunciata da profeti fuoriditesta, filmacci holliwoodiani e spacciatori d’ansie collettive, ancora una volta è il cielo coi suoi cicli temporali a proporci la catastrofe di turno.
Questa volta sarebbe il calendario dei Maya a preparare il gran finale per il 21 dicembre 2012. In questi ultimi mesi la presunta previsione è diventata un fenomeno mediatico e anche i più distratti sanno ormai che per quella data, dedotta da un antico calendario, i Maya avrebbero profetizzato una qualche catastrofe cosmica indotta da cause di tipo astronomico.
Ma cosa significava in realtà per i Maya la data corrispondente al nostro 21 dicembre 2012 ? A quale fenomeno astronomico si collegava? E, soprattutto, cosa profetizzarono i Maya a questo proposito?
Per capirlo, dobbiamo riassumere brevemente il funzionamento di diversi cicli calendariali usati dai Maya e dalle altre genti della Mesoamerica. Tutti i popoli di quell’area geografico-culturale comprendente gli attuali Messico, Belize, Guatemala e parti di Honduras, Salvador e Costarica, utilizzarono due diversi calendari: uno divinatorio di 260 giorni, costituito dall’associazione tra 13 coefficienti numerici e 20 nomi di giorni; e un altro solare di 360 più 5 giorni, costituito dalla associazione tra 20 coefficienti numerici e 18 nomi di mesi.
L’uso congiunto di questi due calendari di diversa lunghezza, che iniziavano lo stesso giorno, faceva sì che la combinazione di partenza si ripresentava solo dopo 52 anni; periodo temporale che costituiva una sorta di “secolo” mesoamericano.   
Oltre a questi, i Maya utilizzarono un terzo calendario ciclico di ampiezza maggiore, visto che il suo ciclo durava ben 5125,36 anni. Questo calendario, che cadde in disuso all’inizio del X secolo, è detto Conto Lungo e contava il tempo trascorso da una mitica data iniziale corrispondente all’11 agosto del 3114 avanti Cristo, (di quasi due millenni più antica di qualsiasi evidenza archeologica della cultura maya), descritta come il giorno in cui il Dio del Mais fu protagonista di un evento creativo che dette il via all’era cosmica attuale.
Per contare il tempo trascorso da quella data, i Maya utilizzavano cinque diversi periodi di tempo: k’in (1 giorno), winal (20 giorni), tun (un anno di 360 giorni), k’atun (venti anni, cioè 7200 giorni), bak’tun (400 anni, cioè 144.000 giorni). Ad esempio, per indicare la data corrispondente al nostro 27 aprile del 752 dopo Cristo, i Maya avrebbero scritto che erano trascorsi 9 bak’tun, 16 k’atun, 1 tun, 0 winal e 0 k’in dalla mitica data di partenza e che quel giorno era il giorno 11 Ajaw del calendario divinatorio e il giorno 8 Tzek del calendario solare. Secondo la convenzione oggi in uso tra gli studiosi di culture mesoamericane, tale data si scrive 9.16.1.0.0 11 Ajaw 8 Tzek.
Secondo questo sistema, la data iniziale del Conto Lungo fu 13.0.0.0.0  4 Ajaw 8 K’umku, cioè il giorno conclusivo di un ciclo totale di 13 bak’tun, mentre il giorno successivo ebbe inizio il conto dei giorni della presente era cosmica che si concluderà il 21 dicembre 2012 quando la data tornerà ad essere 13.0.0.0.0, cioè nel momento in cui saranno trascorsi esattamente 13 bak’tun dalla data della creazione.
La data, di per sé, non ha alcun riferimento astronomico ed è in realtà un puro risultato della meccanica calendariale. In sostanza, quel che succederà quel giorno sarà il completamento di una serie di cicli calendariali che porterà a zero diversi dei coefficienti numerici usati nell’espressione delle date del Conto Lungo, esattamente la stessa cosa avvenuta nel nostro calendario il 1 gennaio dell’anno 1000 o del 2000, giorni chiave della nostra meccanica calendariale, ma privi di qualsiasi significato astronomico.
Ma che cosa profetizzarono i Maya a proposito di quel giorno futuro? In una parola: niente! Se i monumenti che citano la data 13.0.0.0.0. della creazione sono diversi, solo uno, il Monumento 6 del sito di Tortuguero datato al 670 dopo Cristo, menziona la futura data 13.0.0.0.0, corrispondente cioè al nostro 21 dicembre 2012. Purtroppo per i cultori del mistero, l’iscrizione afferma soltanto che, trascorso un certo numero di giorni dalla data di inaugurazione di quel  monumento, sarà il giorno 13.0.0.0.0, senza spendere una sola parola su quel che accadrà in quella data. Contrariamente a quanto si sente spesso affermare, non esiste quindi alcuna profezia maya relativa al fatidico giorno di fine ciclo.
Ci sono inoltre buoni motivi per ritenere che la data corrispondente al 21 dicembre 2012 non fosse affatto associata alla fine del mondo; esistono infatti monumenti maya che contengono date che si estendono per milioni di anni nel passato e nel futuro: la stele 1 di Cobá, ad esempio, menziona la data della creazione inscrivendola nell’ambito di un ciclo di oltre un quintilione di anni, evidente testimonianza del fatto che il ciclo dei 13 baktun che si concluderà nel 2012 non fosse considerato come un ciclo unico e irripetibile, ma come uno dei tanti cicli che si susseguivano nella storia del mondo.
Possiamo immaginare che i Maya, vista l’attenzione che ponevano alla celebrazione della conclusione di cicli calendariali ben più brevi, certamente avrebbero atteso il 13.0.0.0.0 con una certa eccitazione e lo avrebbero celebrato con grandi feste e sacrifici (come d’altro canto facciamo noi a ogni fine anno, fine secolo, fine millennio), forse identificandolo con un importante momento transizionale nel susseguirsi delle ere cosmiche.
Ma questo non deve preoccuparci, dato che in fatto di eventi futuri i Maya non dovevano essere degli esperti: il fatto che sui loro monumenti menzionassero date distanti milioni di anni non implica che ne sapessero qualcosa. Di certo, in fatto di fine del mondo non ne sapevano più di noi. Cioè nulla.


(da Notte di stelle, di Margherita Hack e Viviano Domenici.
Proprietà Letteraria Riservata @2010 Sperling&Kupfer Editori S.p.A.)

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