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Mortal Kombat X

di Michele R. Serra
| News | Videogiochi | Long Play | 1 commenti

Giocare a vecchi picchiaduro quando sei vecchio anche tu

NetherRealm Studios

Mortal Kombat X

Warner Bros

Sono passate circa quattro settimane dall'uscita di Mortal Kombat X. Settimane in cui il gioco ha venduto più di ogni altro nel mondo, superando long-seller come GTA V e best-seller come Battlefield: Hardline. Settimane in cui ho passato più tempo del solito con il pad in mano. A molti amici è capitato lo stesso, nonostante, tutti quanti, abbiamo già passato la trentina. Strano, in effetti: si dice in giro che oltre una certa età si finisca con il giocare solo a giochi molto semplici dal punto di vista della coordinazione psicomotoria, molto rilassanti o molto narrativi. Ma forse è solo un luogo comune.

Fatto sta che Mortal Kombat X non appartiene a nessuna di queste categorie. Non è granché narrativo, anche se rispetto al solito gli sviluppatori di NetherRealm Studios (piccolo memo per i trentenni: sì, la Midway Games ha chiuso i battenti da almeno un lustro, ragazzi) hanno provato a imbastire una specie di soggetto e una specie di sceneggiatura, entrambi con più buchi dei maglioni vecchi di mezzo secolo che mia nonna si ostina a non voler buttare via. Non è granché rilassante, no, per niente. Non è affatto semplice dal punto di vista della coordinazione psicomotoria: chiedete a qualsiasi nato negli anni Ottanta che si sia trovato a combattere online contro chi ha la metà dei suoi anni, e a subire cocenti sconfitte flawless. Eppure, tutto è perfettamente bilanciato. Milioni di giocatori medi come me finiranno ogni giorno a pulire con la faccia il pavimento del tempio Lin Kuei di Sub-Zero, messi sotto dai veri professionisti, che si riconoscono lontano un miglio dal fatto che generalmente usano Kung Lao - uno dei personaggi più improbabili della serie, monaco cinese ma dotato di un cappello a tesa larghissima non proprio tipicamente shaolin - oppure Kung Jin, nipote del primo, ma anche primo personaggio gay (ok, la cosa non è proprio esplicita, ma comunque...) della serie. Sospetto non sia questo il motivo per cui è tanto amato dai professionisti di Mortal Kombat X, quanto piuttosto per un mix di caratteristiche come velocità, range delle mosse, danno inflitto. E le combo inarrestabili, ovviamente. Ma non vorrei esagerare con le nerdate.

Torniamo piuttosto ai sentimenti. Se qualcuno fosse nato insieme a Mortal Kombat, oggi avrebbe 23 anni. Io, ai tempi del primo coin-op nelle sale giochi, ai tempi della Fatality di Sub-Zero che strappava testa e spina dorsale al suo avversario, ne avevo già dieci. Ho visto tanti Mortal Kombat. Troppi, pensavo.

E invece l'hype mi ha preso in pieno, è bastato guardare (su youtube, che si tratta di roba americana, beninteso) quello spot con la gente che si precipita a vedere Scorpion combattere per strada, sulle note dei System of a Down (e pensare che non mi piace neppure, il metal). Sono sentimenti che non riesci a controllare, l'attesa e poi la soddisfazione di giocare. E che sono rimasti pressoché immutati nel corso degli anni. Insomma, Mortal Kombat X è meglio di un lifting, se avete un'età. Quanto possa essere bello vederlo per la prima volta nel 2015, invece, posso solo immaginarlo.

Ma immagino molto.

Videogame
ninja
picchiaduro

1 Commenti

X-Rayden

Ci sono diverse imprecisioni. La Midway ha chiuso i battenti per modo di dire, perchè tutto il team Midway che si occupava di MK (Boon eccetera) è stato assorbito dalla Warner ed è stato rinominato Netherrealm Studios...Quindi le persone che si occupano di MK sono pressoché le stesse dal 92.

Inoltre, il discorso della "specie di sceneggiatura" è un po' sbagliato. A parte che MK è uno dei pochi picchiaduro con una storia dietro dal 92 (nei giochi, senza contare altri media non ufficiali), lo story mode di MKX è ben chiaro ed i buchi si possono in parte colmare col fumetto prequel. Quindi il comparto narrativo è ben buono, come lo era quello del 9, del Deadly Alliance e addirittura del 2 (tenendo conto anche dei mezzi e dei tempi).

Cordialità.

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