I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

Mother's Day

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

Volevate andare al cinema? Ripensateci

Garry Marshall

Mother's Day

Leone Film Group

Diciamola tutta: di film brutti, in giro ce ne sono tanti, in questo momento storico. Però capita raramente che arrivi davanti ai nostri occhi quello che è potenzialmente la nuova pietra di paragone del film brutto. Il più marcio dell'anno.

Disclaimer preventivo: non è perché sono un trentenne-maschio-medio, se non mi è piaciuto questo Mother's Day. Certo, si tratta di una commedia romantica, quindi senza dubbio non punta al mio target demografico, è un film fatto per le signore, certo. Ma non posso credere che qualcuno, chiunque, possa davvero apprezzarlo. È evidentemente un'apoteosi della schifezza, nonostante la firma sia quella del regista di Pretty Woman, nonostante ci siano facce da copertina, a iniziare da quella della ex-Pretty Woman Julia Roberts.

Tante storie che s'incrociano e si sovrappongono, in questo Mother's Day del regista Garry Marshall, terzo film di una trilogia dedicata alle feste, dopo Appuntamento con l'amore (dedicato a San Valentino) e Capodanno a New York (dedicato a... vabbè, si capisce), che fu considerato uno dei film più brutti del 2011, e gli è andata bene che quell'anno c'erano in giro tavanate clamorose tipo la prima parte di Twilight: Breaking Dawn.

Guardare questo film è un come incontrare sulle scale o in ascensore quel vostro vicino noioso (tutti ne abbiamo uno, no?) Di quelli con cui parlare del tempo, tipo: "Caldo oggi, vero?" "Eh sì. All'ombra si sta bene però." Ecco, cose così. Nella vita quotidiana, tutto sommato, questo tipo di banalità ci può anche stare, ma al cinema, no. Al cinema vorremmo qualcosa di più di personaggi banali che fanno cose prevedibili, e un finale già scritto dopo i primi 5 minuti.

Ma vabbè. Questi difetti non sono niente, in confronto ai capelli di Julia Roberts.
Per tutto il film Julia Roberts è pettinata come Anna Wintour, la direttrice di Vogue America (quella con il caschetto, che poi ha ispirato Il diavolo veste Prada, per intenderci).

Ecco, a parte il fatto che è una parrucca e si vede, è uno di quegli elementi che distrae completamente dal film. Cioè, quando appare sullo schermo, a te spettatore l'unica cosa che viene da pensare è: perché ha quei capelli? Può esserci un significato? Prima o poi il film ci svelerà il motivo di quei capelli, pensiamo. Ecco, no. Lei ha semplicemente quei capelli, senza un motivo apparente. Come ha scritto Variety, la rivista-Bibbia dello spettacolo americano, rimarrà uno dei grandi misteri della storia del cinema.

amore
Hollywood

0 Commenti

Scrivi un commento

Devi essere registrato per potere scrivere un commento.

Hai già un account Smemoranda?

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati
Advertisement