I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Musica fresca per la stagione fredda - 2

di L'Alligatore

Barba, cappello, pancione e coda: l'Alligatore vi farà fare una scorpacciata di musica nuova & bella, durante le feste... Da oggi fino all'Epifania, tanto rock italiano (e mica solo)

Captain Mantell, Ground Lift

I Captain Mantell sono tornati sulla terra. Dopo essere stati in giro per l’universo all’inseguimento di un Ufo (il vero Captain Mantell è morto proprio inseguendo un presunto Ufo) ed averlo raccontato nell’esordio del 2007 “Long Way Pursuit”, essersi persi nello spazio sfinito parlandone nel loro secondo cd “Rest In Space”, tornano ora sulla terra e ci raccontano come l’hanno trovata cambiata con questo “Ground Lift”, uscito come il precedente con Hypotron di Irma records.

Un viaggio nel tempo e nello spazio, nella materia e nell’anima, come da perfetta definizione del leader del gruppo. Un cd più sporco dei precedenti, perché sporcatosi con la terra, con il fango, dopo i momenti asettici dei viaggi galattici. Lo si sente fin dall’apertura dura e ritmata di “We Need A Fix”, sbatticoda anni ’80, ma anche nel seguente “Why I’m Dead”, pezzo che sale con delle staffilate di elettronica non certo minimale. Sulla terra si sono riscoperti pure romantici, come in “Yesterday (Like A Beatles Say)” chiaro omaggio ai Fab Four, politici/poetici (ascoltate, per esempio, “Mr B”, sperimentatori), eterei (perdetevi in “Simple Entertrainment” con elettronica e voce fuse insieme).

Dischi volanti, ancora dischi volanti per i Captain Mantell, i fratelli Marx del rock italico. Una risata vi seppellirà nel fango.

Captain Mantell, Ground Lift – Hypotron/IRMA records, 2011
LEGGI "Due parole con i Captain Mantell" sul Blog dell’Alligatore
VAI AL LORO BLOG http://www.myspace.com/captainmantell

 

Daniele Tenca, Live for the Working Class

In copertina uno scatto di Cristina Arrigoni, fotografa di gran classe e grandissima appassionata di blues. Dentro 12 pezzi di gran classe per grandissimi appassionati di blues, con al centro la classe lavoratrice. È infatti la registrazione di una tappa del tour di presentazione di “Blues for the Working Class”, magnifico cd con in copertina dei caschi da operai e dentro molti pezzi dedicati al lavoro (ma anche al non-lavoro e a quello pericoloso), a partire da “49 People” sulla lotta della INNSE di Lambrate.

Un cd di vero blues, dunque, assolutamente live, con problemi tecnici (nel freddo dicembre 2010 Daniele si ritrova con l’impianto elettrico fuori uso, poi sistemato all’ultimo, ed è una festa), tanta passione e calore. Passione e calore che traspaiono in “Flowers at the Gates”, che sembra un grande classico già al primo ascolto, nelle springsteeniane “Red Headed Woman”, divagazione sessual-amorosa con fantastici intrecci di chitarre sotto un cielo nero Hammond, la mitica “Factory” (sette minuti d fuoco, con la mia coda che batte impazzita, chissà dal vivo!) e una scanzonata “Johnny 99”. Forti anche “The Mills are Closing Down”, scritta assieme ai suoi compagni di palco e “He’s Working”, canzone tesa, ricca di patos, che sale …

Cosa vuol dire lavorare nel terzo millennio? Quasi non se lo chiede più nessuno. Questo disco può essere una buona risposta. Produce Route66 di Ermanno Labianca, nome di culto per tutti gli spingsteeniani degni di tale nome.

Daniele Tenca, Live for the Working Class – Route61 Music, 2011
LEGGI "Due parole con Daniele Tenca" sul Blog dell’Alligatore
VAI AL SUO SITO http://www.danieletenca.com/dblog/

Recensioni
musica

0 Commenti

Scrivi un commento

Devi essere registrato per potere scrivere un commento.

Hai già un account Smemoranda?

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati
Advertisement