A dodici anni la prima sbornia la si prende per sentirsi grandi, per stare nel gruppo e per superare le paure. Otto persone su dieci, dai 12 anni in su, bevono almeno una volta al mese. Dai 16 anni in su indicano il sabato come giorno di bevute abituali, e negli ospedali si verifica sempre più spesso che arrivino ricoverati d'urgenza ragazzini in coma etilico perché hanno bevuto in modo eccessivo rispetto alla proprie capacità di smaltimento.
Da recenti sondaggi è emerso che in Italia, negli ultimi dieci anni, il numero di adolescenti con la bottiglia in mano è aumentato del 104%. L'alcool sta diventando una vera emergenza per i nostri giovani e la preoccupazione più grande è che tutti stiano un po' sottovalutando questo fenomeno in crescita. L'Italia è il Paese europeo dove si comincia a bere prima, dagli 11 o 12 anni circa, mentre nel resto del continente la media è sui 14 anni.
Il codice penale, all'articolo 689, vieta ai baristi di somministrare alcool ai minori di 16 anni, alle persone malate di mente o affette da disturbi psichici. E non solo, un successivo articolo vieta vendita di alcolici al banco nelle aree di servizio fra le 22 e le 6 del mattino, anche se questa legge ha poca efficacia visto che nei minimarket di queste aree è invece possibile acquistare tranquillamente ogni tipo di bevanda, alcolica e non.
Non sono di certo queste leggi ad aver favorito il calo di questo fenomeno, per cui si punta a un'attenta campagna preventiva che coinvolga le generazioni più giovani ed è preferita a qualsiasi altro tipo di restrizione drastica. Si intende gestire meglio il fenomeno orientando la popolazione al corretto consumo dell'alcool. Intervenendo nelle scuole con messaggi di tipo sociale e sanitario e attraverso l'educazione del saper bere, si punta a sensibilizzare maggiormente l'ambiente adolescenziale. Il consumo di vino ad esempio fa parte delle nostre tradizioni, consumarlo e produrlo è nelle nostre abitudini familiari.
Tutto questo rappresenta un elemento importante del nostro patrimonio agroalimentare e quindi valorizza il nostro paese e la nostra dieta mediterranea. Però imparare a bere correttamente è necessario per proteggere i minori e non intacca il valore del consumo che rappresenta. L'abuso comporta alterazioni del comportamento e aumenta i rischi non solo per chi guida ma anche per tutti gli altri che si trovano poi a commettere atti poco consueti quali stupri, violenze, risse e quant'altro.
Serve una svolta culturale perché bisogna educare i giovani all'autocontrollo e alla gestione del piacere. In alcuni casi bere è considerata un'occasione di affermazione sociale. Noi adulti siamo in qualche modo complici dei comportamenti dei giovani. I medici riparano in qualche modo ai danni di questo fenomeno ma la cura dev'essere più ampia e investire la sfera etica.
Estratto da L'Oblò / Febbraio 2007

