Contributi
21/09/2007
Il lavoro logora chi lo cerca
Ovvero, l'oscuro (e insidioso) mondo delle Agenzie per l'Impiego, messo a nudo in tutte le sue ambiguità e contraddizioni da una recente inchiesta di AltroConsumo...

di Antonio Incorvaia

«Il potere logora chi non ce l'ha», recita un proverbiale adagio di un nostrano politico che, non a caso, a 88 anni non denuncia il minimo segno di logoramento.
Ma anche il lavoro, a ben vedere, logora chi non ce l'ha. Lo sanno bene i milioni di persone disoccupate, sottoccupate, occupate in modo parziale o a scadenza. E se in Italia, purtroppo, non logora mai abbastanza chi invece ce l'ha ma non se lo merita, logora fin troppo chi d'altra parte ne è alla continua ricerca e - non disponendo di raccomandazioni e conoscenze, attualmente il viatico più efficiente per ottenere un'occupazione - si avventura nella soffocante trincea dell'invio (a vuoto) di Curriculum e dei colloqui nelle cosiddette "Agenzie di Somministrazione".
Già: gli uffici per l'impiego, quei piccoli loculi con una serie di post-it in vetrina che richiedono prestazioni superprofessionali e plurispecializzate per mansioni di segreteria e magazzinaggio, ora si definiscono "Agenzie di Somministrazione", da non confondere con le (ex) "Agenzie Interinali" perché in materia di lavoro "somministrato" le aziende (e chi, sennò?) godono di maggiori benefici.

Il sottobosco delle Agenzie per l'Impiego - chi ci è passato anche soltanto una volta lo sa bene - è un mondo ben lontano dall'Eldorando di opportunità che si prefigge(rebbe) di essere e ancora pressoché inesplorato, quasi mai disvelato completamente dalla letteratura di settore e, con ogni probabilità, largamente sconosciuto alle stesse istituzioni.
A fare luce su questo sottobosco ci ha pensato una recente e approfondita inchiesta di AltroConsumo, di cui riportiamo i passaggi salienti con l'obiettivo di mettere in guardia quanti riponessero nel "lavoro somministrato" una fiducia sproporzionale a quelle che sono poi le effettive possibilità concesse. Perché, come recita un altro proverbiale adagio, «Prevenire è meglio che curare»...

Di questi tempi, si sa, trovare lavoro non è certo impresa facile. La mobilità dell'impiego ha ormai reso consuete situazioni lavorative ben lontane dalle certezze (economiche e di tutela dei diritti) che può offrire un posto di lavoro a tempo indeterminato. Pertanto, sempre più persone si rivolgono ad apposite agenzie specializzate, dette di somministrazione del lavoro, che si prefiggono il compito di fare da tramite tra le aziende in cerca di manodopera e tutti coloro che cercano un lavoro.
Il funzionamento è abbastanza semplice: l’agenzia, denominata somministratore, recluta sul mercato mano d’opera e prestazioni professionali e le mette a disposizione dei suoi clienti (le aziende), i quali vengono chiamati utilizzatori proprio perché acquistano dall'agenzia il diritto a utilizzare, dirigere e controllare il lavoratore. Quest'ultimo, viene assunto e pagato dall’agenzia, che lo dirotta dall'utilizzatore, il quale quindi non è il suo datore di lavoro ma cliente dell’agenzia. Le assunzioni sono prevalentemente a tempo determinato e solo nei casi espressamente ammessi dalla legge si può essere assunti dall'agenzia a tempo indeterminato.
Di fatto il lavoro somministrato sostituisce quello interinale; rispetto al lavoro interinale la legge sul lavoro somministrato concede alcuni vantaggi alle aziende: è sufficiente infatti che uno dichiari una necessità legata a una "ragione di carattere oggettivo" per poter beneficiare di lavoratori a prestito senza limite sul loro utilizzo, anche solo per svolgere l'ordinaria attività.

Davvero efficienti?

Ma funziona davvero questo "ponte" tra gli aspiranti lavoratori e il mondo delle imprese? Abbiamo svolto un'attenta indagine facendo visita alle agenzie di 15 operatori del settore (tra i più noti), sparse in 6 città italiane: Roma, Bologna, Napoli, Bari, Milano e Torino, per valutare il servizio offerto ai giovani in cerca di impiego. Abbiamo inoltre visitato i loro siti per vedere se le informazioni fornite online fossero complete.
Nel valutare le agenzie, abbiamo considerato innanzi tutto la capacità di queste strutture di dare tutte le informazioni del caso agli aspiranti lavoratori, di individuare le competenze da valorizzare nei singoli candidati e di dare loro un serio aiuto nella compilazione del curriculum. Per fare ciò, abbiamo inviato i nostri giovani collaboratori presso le agenzie di somministrazione del lavoro da noi selezionate e abbiamo chiesto loro di mettersi nei panni di aspiranti lavoratori alla ricerca di un’occupazione. Risultato? Troppi sono stati ricevuti frettolosamente, intrattenuti qualche minuto soltanto alla reception o addirittura al citofono, e in moltissimi casi ci siamo sentiti dire che per aver informazioni bastava collegarsi al sito dell'agenzia.

Nel complesso il dato che emerge è che il servizio non sembra essere concepito per seguire e orientare le persone in cerca di occupazione, ma per soddisfare le esigenze delle aziende, vero e unico cliente delle agenzie. L’assistenza al lavoratore rimane marginale, solo un elemento accessorio; ciò penalizza soprattutto coloro che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro. [...] Per loro dare informazioni è tempo sprecato. Se proprio il candidato fa qualche domanda allora ci si degna di dare qualche risposta, ma la loro qualità lascia davvero a desiderare: in quasi un quarto delle agenzie visitate, coloro che hanno accolto gli aspiranti lavoratori hanno dato l'impressione di essere "per nulla competenti", contro un misero 4% che invece ha fornito informazioni ritenute complete. Si scopre allora che proprio le informazioni sono il vero tallone d'Achille di queste agenzie: soltanto il 20% di quelle visitate fornisce ragguagli sulle condizioni di lavoro che saranno applicate ai lavoratori a prestito. Informazioni, però, che bisogna strappare con le pinze: 7 agenzie su 10 evitano infatti di fornire informazioni che non siano esplicitamente richieste dal candidato; ciò accade in tutte le agenzie di Bari e Bologna, nell’80% di quelle di Milano, nel 70% delle agenzie napoletane e in poco meno della metà di quelle della capitale. Bene, invece, la situazione a Torino.
Sapere chi si ha di fronte, poi, non sembra essere una delle attività in cima alle preoccupazioni delle agenzie: meno di un terzo dei candidati è stato sottoposto a un colloquio; i pochi fortunati, in media, se la sono sbrigata in meno di un quarto d'ora (con colloqui record da 5 minuti netti). Troppo impegnati, poi, gli addetti delle agenzie per avere il tempo di aiutare il candidato a compilare il proprio curriculum (in realtà è uno dei servizi che le agenzie dovrebbe fornire al lavoratore): quasi 3 addetti su 4 hanno respinto la richiesta di aiuto sostenendo che "il curriculum deve essere compilato dal candidato stesso poiché rappresenta il suo biglietto da visita". Per i diplomatici selezionatori napoletani, invece, il curriculum presentato dai nostri candidati "andava bene così".
Di cose da sapere, invece, ce ne sono parecchie e l'agenzia dovrebbe avvertire il candidato che le cose non sono proprio così "normali" come invece vengono dipinte con noncuranza dagli addetti: la legge, ad esempio, consente di applicare al lavoratore in somministrazione un livello contrattuale più basso rispetto alle mansioni svolte; inoltre, sono frequenti casi di differenze nella retribuzione dovute al fatto che i lavoratori in somministrazione sono retribuiti in base alle ore lavorate, mentre i dipendenti dell’azienda nella quale si andrà a lavorare percepiscono una retribuzione calcolata su base mensile. Perché allora queste informazioni non vengono immediatamente fornite a chi si rivolge alle agenzie o perché, quando vengono date, deve essere il candidato a insistere per averle?

Busta paga: perché si guadagna meno?

Da un lato la legge consente di applicare al lavoratore in somministrazione un livello contrattuale più basso rispetto alle mansioni svolte, dall'altro un’applicazione arbitraria dei contratti collettivi in alcuni casi crea il mancato pagamento al lavoratore somministrato di alcune componenti del salario aziendale. Secondo una ricerca svolta dall’Irsi (Istituto di ricerche sui problemi dello stato e delle istituzioni) le differenze retributive si riscontrano in una diversa (spesso ridotta) erogazione dei premi di produzione, dei superminimi o dei premi di risultato. Questi elementi del salario sono erogati spesso sulla base del salario di ingresso, oppure con franchigie temporali (i primi sei mesi di lavoro non sono considerati per l’erogazione del premio). In questi casi ai somministrati sono elargite quote che variano dal 25% al 50% massimo dei premi che percepiscono i lavoratori dipendenti della stessa azienda.
Non solo: nelle buste paga dei lavoratori temporanei possono mancare cifre che oscillano dai 40 agli 80 euro mensili. Le differenze più frequenti riguardano il calcolo dei ratei di ferie, rol (ore di recupero), festività soppresse, tredicesima e quattordicesima e festività cadenti durante la settimana lavorativa, che in diversi casi non vengono considerate come 8 ore.

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