Finalmente le strade di Napoli sono libere dai rifiuti. Dove non ci ha potuto Bassolino, ci sono riusciti i Napoletani. La fantastica soluzione sta nelle ecoballe quadrate ed è venuta proprio dalla strada: "Non portate la munnizza in Romania o in Germania, datecela a noi, però pagatecela con gli incentivi, un tanto al chilo e a forma di cubetti, belli quadrati".
Ogni famiglia la stiperà negli sgabuzzini, nei sottoscala e nelle stanze per gli ospiti. Poi inizierà il riciclo, ma non come quei ricchioni del nord che usano ancora le campane per la raccolta differenziata e buttano di tutto: "Voi suonate le vostre campane che noi vi suoniamo i nostri bidoni".
Eh sì, la carta vincente sarà la lunga tradizione nell'arte del bidone e del pacco.
Se uno butta una bottiglia di pummarola, dopo due giorni se la ritrova tutta decorata come un vaso di Ming in un negozio di antiquariato.
Tutto si può riciclare, anche lo stipendio del commissario, dei subcommissari, dei sommozzatori alla munnizza e consimili. Le ecoballe quadrate saranno una sorta di salvadanaio. Ma saranno usate anche come ponteggio per rifare le facciate dei palazzi e come gradini delle scale di sicurezza per agevolare l'entrata e l'uscita dall'esterno, che per ora si fatica ad arrivare al secondo piano arrampicandosi sulla monnezza messa lì a casaccio. E poi c'è il business dell'arte.
Sgarbi ad esempio ha pensato ad una scultura di una ragazza Je-Je, tipo la Jervolino all'ingresso del porto mentre lancia una ecoballa quadrata alla camorra, un po' come il David di Michelangelo.
Una parte dei precari si occuperà di sotterrare le ecoballe quadrate in siti di di rilevante interesse archeologico. Un'altra parte organizzerà invece dei falsi "tombarol tours" per impaccare ai turisti giapponesi qualche souvenir dell'era paleobassoliniana. Ma la cosa più bella assaje è che non si parla più di termovalorizzatori, che a vendere le polveri sottili che lasciano nell'aria, manco i napoletani ci possono.
Insomma, qua finisce che nessuno butta più per terra nemmeno una cartaccia e che quando se ne trova una stanno tutti a cercare di pestarla, come se fosse merda. Che si sa che porta bene.
Estratto da "EMME" #3 - Supplemento a L'Unità di Lunedì 11 giugno 2007

