In qualunque modo li si voglia identificare - Generazione Mille Euro, Generazione P o Generazione X -, i lavoratori precari costituiscono oggi uno dei più nevralgici talloni d'Achille del nostro Paese, ampiamente sollecitato dal precedente Governo e in larga parte trascurato da quello attuale, per il quale ogni giorno, da un anno, il giorno giusto per (iniziare a) sistemare le cose è sempre "domani".
Verrebbe da pensare che, su scala nazionale, la Precarietà sia distribuita in maniera inversamente proporzionale alla posizione geografica: più bassa al Nord, più alta al Sud. In realtà , anche il Nord non è affatto l'Eldorado che si tende a credere, e lo dimostra simbolicamente la situazione dei Precari del Comune di Milano, presunta capitale per eccellenza della produttività italiana ma, forse, solamente più abile di altre città a nascondere la polvere sotto il tappeto. Come testimoniano le parole degli stessi diretti interessati...
Chi sono, quanti sono e perché hanno deciso di unirsi i Precari di Milano? Si tratta di una associazione (o di un movimento) che raccoglie soltanto i Precari occupati nel Comune di Milano o anche in altre attività ?
I Precari del Comune di Milano sono circa 1200 con contratti a tempo determinato più altre centinaia di somministrati e lavoratori a progetto. Erogano servizi essenziali - dagli assistenti sociali agli amministrativi -, hanno un'età compresa tra i 18 e i 50 anni, il loro livello di istruzione è medio/alto e hanno deciso di unirsi per cercare di dare una risposta collettiva e non solamente individuale al problema del Precariato. Rete Precaria, comunque, non è né un'associazione né un movimento: è semplicemente un insieme di precari auto-organizzati che vogliono essere partecipi delle decisioni che li riguardano e parlare con tutti coloro che sono disposti al dialogo...
Quanto c'è di vero nei proclami lanciati dal Comune secondo cui Milano sarebbe una metropoli all'avanguardia ricchissima di opportunità di lavoro e quanto, invece, è soltanto propaganda politica?
La gente sa che la migliore possibilità d'occupazione di Milano è offerta dai Call Center. Che certo, a loro modo, sono d'avanguardia: per molte società è infatti una conquista recente l'eliminazione di qualsiasi tipo di contatto fisico con l'utenza. Per il resto c'è la possibilità di fare Concorsi Pubblici. Poi c'è una consistente offerta di stage - a volte gratuiti, a volte bisogna addirittura pagare per accedervi, a volte si vien pagati molto poco -. Infine, nei bar o nei ristoranti (spesso in nero) c'è una discreta richiesta di personale.
Propaganda? Un'istituzione politica è per propensione portata a far propaganda: non c'è niente di strano nè niente di male. Bisognerebbe capire quanto i cittadini seguano questi proclami... Non molto, pensiamo.
Come viene affrontato dal Comune di Milano il problema del Precariato?
Per il Responsabile del Personale in carica con la giunta Albertini, Magri, nel Comune di Milano non c'erano precari, c'erano solo lavoratori a tempo determinato. Cosa fra l'altro che, oltre ad essere buffa, è falsa: in Comune ci sono anche interinali e co.co.co.
Ci teniamo, però, a fare una precisazione: il Precariato siamo noi e non ci sentiamo un problema. Rigettiamo la patina di tristezza mista a sfortuna che tanti ambienti ci assegnano. Semmai il problema è la Precarietà e l'instabilità che il nostro rapporto di lavoro comporta in una società in cui il Welfare non è adeguato alle nuove condizioni lavorative: è per questo che il tempo indeterminato è oggi l'unico strumento che ci possa tutelare. Il Comune, quindi, dovrebbe affrontare il problema della Precarietà e non del Precariato. Se incominciasse a porsi in questa maniera si sarebbe già fatto un passo avanti. Per ora, invece, si ha la sensazione che punto di riferimento dell'amministrazione sia il contenimento delle spese, a spese dei precari e non certo dei dirigenti per i quali gli investimenti sono aumentati.
Ritenete che oggi "manifestare" possa servire a sollecitare un intervento delle classi dirigenti o è perlopiù un atto dimostrativo per sensibilizzare la gente e creare collettività ?
Le manifestazioni sono necessarie per creare una nuova sensibilità : i precari, nel momento della loro auto-organizzazione, sono i portatori di una nuova coscienza che ha bisogno di momenti come i presìdi, i sit in e i cortei per venire in superficie ma che in essi non si conclude. Agli occhi più attenti non può sfuggire che questa coscienza abbia già prodotto risultati e stia da tempo, anche se magari non in maniera decisa, influenzando la pubblica opinione...
Siete soddisfatti dell'attuale Ministro del Lavoro Cesare Damiano? Ritenete che la vostra situazione possa essere simbolica per evidenziarne la mancanza di incisività e di impegno da più parti lamentata sino ad oggi?
Se il Ministro Damiano dichiara centrale il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, o assume tutti a tempo indeterminato (cosa che al limite può fare solo per quanto riguarda il nostro caso, quello del Pubblico Impiego) o mi pare normale che si consideri la sua opera quanto meno incompleta o lacunosa. Il ripensare il Welfare e renderlo in grado di garantire sicurezze in questo sistema non è parso sino ad oggi uno dei punti nell'agenda ministeriale. Più che altro si può notare l'intenzione di metter toppe sulle lacune più evidenti come nel nostro caso. Tra l'altro, la decantata stabilizzazione dei precari nella Pubblica Amministrazione a tutt'oggi in pratica non è ancora avvenuta, e la stessa Finanziaria delega la realizzazione d'essa ai singoli enti. Infine, non avendo notato rilevanti punti di discontinuità col passato, che opinione si può avere di un Ministro del Lavoro di un paese in cui il Lavoro è il meno retribuito ed il più precario di tutta Europa?
Che tipo di risposta avete ottenuto da parte degli altri Precari, sia di Milano che a livello nazionale? Esiste una "Coscienza Precaria Collettiva" in Italia, oppure si tende a lottare solo ed esclusivamente per ottenere un proprio tornaconto personale e poi si pensa che il problema sia risolto?
Una vera e propria "Coscienza Precaria Collettiva" in Italia in questo momento ancora non c'è, ma si sta pian piano formando. E mano a mano che ci si abituerà a considerare l'essere precari come fattore costante di questa società , non limitato all'inserimento nel mondo del lavoro e non considerato come un "problema" limitato al breve periodo, questa coscienza si definirà sempre di più ed i precari - ma tutti i lavoratori in genere - cominceranno ad essere meno precari. Già oggi, per esempio, sono attive numerose reti di precari che da un paio di anni stanno assumento un ruolo sempre più da protagonista. E' una visione ottimistica, certo, anche per contrastare l'imperante disillusione che ci viene continuamente attribuita. Ottimismo che ci teniamo venga alimentato anche da successi personali o di categoria, perché no? Altrimenti sarebbe il precarizzatore (quindi il datore) ad ottenere un tornaconto personale...
Vai al sito di Rete Precaria

