In fondo, la coscienza è un lusso, un po' come la seconda casa o la villetta al mare, che se uno si stufa dei 12 vani in centro, può obiettare e dire «Io non ci sto più, adesso vado a respirare un po' di aria salmastra».
Gli operai o gli insegnanti, ad esempio, non obiettano mai. Al massimo scioperano, perché sono démodé, proprio non arrivano a stare al passo con il radical-chic che avanza.
E così, il progresso della società si nutre delle proteste delle categorie che hanno coscienza da vendere.
I dentisti, ad esempio, che si rifiutano di rilasciare fattura o ricevuta perché sono contrari a un utilizzo esagerato della carta e all'abbattimento della foresta amazzonica.
Gli avvocati, che si rifiutano di parlare in italiano portabile e usano il cavillese perché vorrebbero tornare a celebrare i processi in latino, un po' come le messe di benedettiana memoria.
Ingegneri e architetti che con il supporto di amministratori locali si rifiutano di varare i piani regolatori perché sostengono che l'Italia non necessita di piani ma di colline, a scanso di alluvioni.
I banchieri, che si rifiutano di concedere prestiti perché non amano essere ringraziati.
I giornalisti che si autocensurano per solidarietà con gli editori che autocensurano i contratti.
Il rimedio per le crisi di coscienza comunque c'è e lo si trova in farmacia: integratori di coscienza in pillole da 0,5 mg. Abusatene pure!

