Il commercio equo e solidale continua a crescere. Le vendite di questo settore sono lievitate in Italia del 35% solo nell'ultimo anno
Questo grazie ad accordi con i maggiori marchi della grande distribuzione del nostro paese e a contratti con le mense pubbliche e i servizi di ristorazione.
Il commercio equo e solidale non è più quella realtà fatta di regalini natalizi, piccoli ma molto carini, spesso costosi, a cui gli italiani sono abituati: dal 1995, data della commercializzazione del primo caffè equo e solidale, le cose sono cambiate drasticamente.
A trainare il settore sono soprattutto i biscotti e gli snack, ma vanno bene anche la frutta fresca e quella secca. Crescono il the, il caffè e il cacao, e pure il cioccolato. A livello internazionale, il commercio equo e solidale è lievitato del 47%, grazie anche al successo di prodotti "meno tradizionali" per il settore etico, come jeans e prodotti di cotone (asciugamani, camicie...).
I consumatori piĂą etici risultano essere gli svizzeri, che spendono annualmente 20,8 euro a testa, seguiti dagli svedesi, dai norvegesi, dagli americani e dagli inglesi. I consumatori del mondo hanno speso circa 2,3 miliardi di euro in prodotti equi e solidali, che hanno supportato la crescita e lo sviluppo di un milione e mezzo di produttori di quasi 60 paesi in via di sviluppo.
Oltre agli accordi recenti con la grande distribuzione, il commercio equo e solidale può contare sulla vasta rete distributiva di Botteghe nel Mondo, negozi sparsi per l'Italia (e per il mondo, ovviamente!) che riproducono il rapporto "cliente-venditore" del negozio di quartiere.
E voi, che prodotti equi e solidali comprate? Quanto spendete l'anno per essere "etici"? Credete di poter migliorare in questo modola situazione economica dei produttori dei paesi in via di sviluppo? Dite la vostra sul forum.
Sarah Piglia (originariamente pubblicato su www.soldionline.it)

