Questo è un sunto delle proposte al centro della protesta, tratto da www.repubblica.it
Ricordiamo che giovedì prossimo il decreto potrebbe essere approvato. Meglio non abbassare la guardia...
Il maestro unico. Il ripristino del maestro unico nella scuola primaria sin dal 1° settembre 2009 è uno dei temi che mette d'accordo insegnanti, genitori e buona parte dei pedagogisti. Il team (tre insegnanti che operano su due classi) ha portato la scuola elementare italiana ai primi posti nelle classifiche internazionali. Il nostalgico ritorno al maestro unico, spiegano i sindacati, è dettato soltanto da "necessità di cassa" e accorcerà il tempo scuola a 24 ore settimanali: 4 ore e mezzo al giorno. Stesso discorso per la scuola dell'Infanzia che dal prossima anno rischia di vedersi accorciare il tempo scuola. Attualmente il cosiddetto tempo normale (dalle 8 alle 16) è diffuso nel 92% delle classi.
Il Piano Gelmini prevede che progressivamente il tempo obbligatorio passi a 5 ore giornaliere.
I tagli agli organici della scuola. I pessimisti parlano di smantellamento della scuola pubblica italiana, il governo parla di tagli per eliminare gli sprechi. Sta di fatto che la Finanziaria estiva prevede un’autentica cura da cavallo per il personale della scuola. Una serie di "operazioni", come quella del maestro unico o la riduzione delle ore di lezione alla media e al superiore, consentiranno di tagliare 87.400 cattedre e 44.500 posti di personale Ata: amministrativo, tecnico e ausiliario. Saranno i 240.000 docenti precari delle graduatorie provinciali a pagare il salatissimo prezzo della "razionalizzazione" delle risorse e gli 80 mila Ata che ogni anno consentono alle scuole di funzionare.
Le classi per gli alunni stranieri. La creazione di classi differenziate per gli alunni stranieri, "rei" di rallentare i processi di apprendimento degli alunni nostrani, non era messa in conto. Ma da quando la Lega ha preteso e ottenuto l'approvazione di una mozione che istituisce di fatto le classi "per soli stranieri" la questione si aggiunge al lungo elenco di motivazioni che portano il mondo della scuola a protestare.
La chiusura delle scuole. Il ministro Gelmini ha imposto alle regioni, che si sono ribellate, di mettere mano ai Piani di dimensionamento delle rete scolastica: secondo i calcoli effettuati dai tecnici, una consistente fetta delle 10.766 istituzioni scolastiche articolate in quasi 42.000 plessi scolastici va tagliata. Così circa 2.600 istituzioni scolastiche autonome rischiano di essere smembrate e accorpate ad altri istituti. Ma quello che preoccupa maggiormente gli amministratori locali è che il ministero vorrebbe cancellare dalla mappa scolastica del Paese circa 4.200 plessi con meno di 50 alunni.
Il contratto dei prof. Non è uno dei punti più indagati dai media ma i sindacati ricordano al governo che maestri e prof hanno il contratto scaduto da 10 mesi.
Il provvedimento "ammazza precari" degli enti di ricerca. Il tourbillon tocca anche le università e gli enti di ricerca dove la protesta ha già dato luogo a occupazioni e manifestazioni che vedono gomito a gomito studenti e professori, a partire dalla legge 133 sui precari.
In base a un disegno di legge, già approvato dalla Camera, che contiene una norma sulla stabilizzazione dei precari, 60.000 cervelli nostrani, che fino a oggi hanno lavorato presso università ed enti di ricerca, rischiano di vedere andare in fumo i loro sogni. Se gli enti da cui dipendono non riusciranno a stabilizzarli entro il 30 giugno 2009 dovranno trovarsi un'altra sistemazione: magari all'estero
La privatizzazione delle università . La coppia Tremonti-Gelmini, secondo studenti e mondo accademico, ha messo al collo degli atenei un autentico nodo scorsoio che li metterà nelle mani dei privati. La legge 133 prevede la riduzione annuale, fino al 2013, del Fondo di finanziamento ordinario e un taglio del 46% sulle spese di funzionamento. Un combinato che, tagliando in pochi anni 1,4 miliardi di euro, farà mancare l'ossigeno agli atenei e li costringerà , anche attraverso la trasformazione in Fondazioni, a cercare capitali privati.
Il turn over "col contagocce". Ogni 5 professori universitari che andranno nei prossimi anni in pensione gli atenei potranno assumere 1 solo ricercatore. Quella di entrare stabilmente nel mondo universitario, per migliaia di precari già in forze presso gli atenei, diventa un autentico miraggio.

