Contributi
29/10/2008
Ritagli e ricordi
Dopo l'approvazione del decreto Gelmini, la protesta non si ferma. Due testimonianze: una rivolta al passato, l'altra urgentemente presente.

di Paola Lezzi

Seduto sulle stesse scale
Paolo Hutter, da L’Unità

Mi emoziono davanti alla facciata piena di striscioni del mio ex- liceo e sono seduto a scrivere di lotta studentesca sulle stesse scale, ieri col quaderno, oggi col computer. Se è scoppiato un.. "duemilaeotto" non è certo grazie al giornalismo mainstream e alla politica rappresentata in Parlamento che invece hanno clamorosamente "bucato" fino a pochi giorni fa sia la portata dei provvedimenti governativi che la nascita e crescita puntiforme del movimento. Dobbiamo ringraziare invece qualcuno tra le maestre, tra i precari dell'Università, tra gli attivisti sindacali della scuola, che l'estate scorsa non si sono fatti sfuggire cosa stava facendo il governo e che hanno cominciato scuola per scuola la controinformazione. Ora la lotta di scuola e università è la cosa più importante che sta succedendo.
Personalmente non seguivo da anni le questioni della scuola e dell'università. Forse anche per questo trovo particolarmente suggestivo ciò che accade, e l'altra notte alle due ero ancora ipnotizzato dal mix di intelligenza e ingenuità dell'assemblea occupante che discuteva di autorganizzazione a Fisica di Torino. Certo la situazione è completamente - o quasi - diversa da quella del '68 o degli anni 70. I pochi "rossi" delle facoltà umanistiche delle grandi città sono un elemento secondario rispetto per esempio al corteo degli studenti di Ingegneria di Torino che gridando: "Non siamo comunisti non siamo fannulloni ci siamo solamente rotti i...". Ma non è una questione di colore politico o di orientamenti elettorali. Gli studenti non si ribellano alle generazioni più adulte ma cercano la massima unità per difendere la scuola dai tagli.
Le occupazioni si fanno senza interrompere la didattica.Oggi sulle stesse scale e scuole si scrive "difendiamo la scuola" invece che "no alla scuola che è autoritaria e classista". Allora le parole chiave andavano da contestare a rifiutare, passando per cambiare, oggi si parla di difendere e salvare.
Il 30 ottobre, sciopero generale della scuola, dovrebbe già essere una proposta per tutti. È forse necessario ragionare su un possibile successivo sciopero generale dei lavoratori per salvare la scuola e, comunque, su una responsabilizzazione molto maggiore dei sindacati confederali. Gli studenti dovrebbero sforzarsi di creare in rete un coordinamento nazionale pensante e capace di far pesare nuove iniziative tanto pacifiche quanto dirompenti.

Come la legge 133 deprederà l’università
Piero Bevilacqua, da Il Manifesto
La legge 133 sull’Università non è un provvedimento di riforma. È un pesante intervento di sottrazione di risorse finanziarie […] in quel provvedimento è contenuto forse il principio più gravemente sovvertitore dell’ordinamento universitario che sia mai stato concepito sinora.
La possibilità – formulata nell’art. 16 della legge – di trasformare le università pubbliche in fondazioni di diritto privato è la corda che viene offerta ai vari atenei per impiccarsi […]
La legge 133 stabilisce che le università fondazione “subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università e gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni a essi connesse sono esenti da imposte e tasseâ€.
Perfetto! Il patrimonio storico dell’università, beni architettonici di pregio, biblioteche uniche e preziose, può essere acquisito da privati e questi sono esenti dal pagare le tasse di trasmissione! Questa è spoliazione!
Se questa trasformazione si dovesse effettivamente verificare, quale imprenditore privato sarebbe disponibile, in Italia, a finanziare, poniamo, letteratura italiana, storia greca, lingua latina? Che cosa succederebbe, nel giro di qualche decennio a tutti i nostri saperi umanistici? E davvero l’Italia può liquidare l’intero l’intero suo patrimonio di civiltà per fare cassa oggi?

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