Un estratto da Come ho preso lo scolo
di Tiziano Scarpa
(...)
La malattia è una cosa seria. Perdere i capelli non è serio. Anche se perderli durante l’adolescenza è una tragedia. Ma se ci pensi bene è ridicolo. Ma se ci pensi meglio è una tragedia. Ma se ci pensi benissimo è ridicolo. Insomma, non va bene come esempio di malattia. Con tutta la gente che soffre, che sta male veramente. Vergogna! E poi, ne ho già parlato tante volte, nonostante io sia il primo a detestare chi fa autoironia sulla propria crapa pelata. Basta, mi dicevo, racconti sempre le stesse cose. Hai quarantasette anni e stai già cominciando a raschiare il fondo del barile. Brutto segno per uno scrittore, eccetera. Che poco che hai vissuto, eccetera.
“Be’, ci pensi, casomai richiamo,†tagliò corto l’intervistatrice.
“Aspetti, mi è venuta in mente una cosa!â€
A questo punto, una vocina dentro di me mi disse: “Non dirglielo, non dirglielo! Questa non la devi raccontare, mai! A nessuno!â€
Ma una vociona le ribatté: “E invece sono proprio queste le cose che devi raccontare. Solo gli scrittori raccontano queste cose. Gli altri non avranno mai il coraggio di farlo. Per non nuocere alla loro reputazione. Per non rovinarsi l’immagine. In questo li freghi tutti in tromba, perché tu sei uno scrittore, tu non hai paura di dire la vita così com’è.â€
“Per carità , non farlo. Non ti conviene! Ti massacreranno. Non sarai mai considerato autorevole. Fa’ come gli altri, mettiti in posa da intellettuale, imposta la voce, sii professorale. Ti prego. Fermati!â€, piagnucolava la vocina dentro di me.
“È tuo dovere, fallo!†fallicamente insisteva l’altra. “La vita così com’è. È il tuo dovere di scrittore.†“Mi è tornato in mente quando mi sono preso una malattia venerea,†dissi. “Può interessare alla vostra rivista?â€
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