prologo:
il 31 maggio 2010, in occasione del quit facebook day (http://www.quitfacebookday.com/), la sottoscritta abbandonava il social network che l'aveva accompagnata, da due anni a questa parte, nei giorni bui e nei giorni lieti, incitando i suoi friends a fare altrettanto, come forma di protesta per le nuove impostazioni della privacy.
si aspettava una rivolta.
non accadde.
si disse che si sarebbe accontentata anche solo di una qualche reazione.
ma nessuno si accorse della sua assenza.
soprattutto, nessuno organizzò per lei quei gruppi che aveva visto (e invidiato) spesso, che dicevano: "vogliamo che tal dei tali torni su facebook".
niente. nada de nada.
annunciava da tempo questa mossa e il quit facebook day le era sembrato l'occasione giusta.
uscì anche solo per essere coerente con se stessa, certa che qualcuno avrebbe fatto come lei, e che comunque l'avrebbero followata su twitter.
nessuno la seguì. né nel lasciare facebook, né tantomeno andando su twitter.
non potendo più trascorrere ore ad aggiornare il suo status, si ritrovò con molto più tempo e solitudine da smaltire.
accettò di rendere pubblico il suo diario forse solo per dare una giustificazione ad un suo eventuale ritorno su facebook, in cui avrebbe potuto finalmente vantarsi, condividendo coi suoi friends gli incredibili giorni trascorsi "fuori".
mentre scriveva le sue memorie, a penna stilografica, certo non era del tutto consapevole del fatto che sarebbero divenute una prova schiacciante delle sue patologie più acute: sociofobia e social network addiction.
☆☆☆
promemoria per il lettore (ammesso che ce ne sia uno):
il diario è stato scritto di getto, in una notte d'ispirazione, purtuttavia prestando attenzione a non rovinare il foglio con antiestetiche cancellature: anche per questo motivo le frasi potrebbero sembrare prive di senso compiuto.
è da intendersi quindi come un flusso di coscienza; uno sfogo, senza censure.
mini-legenda:
I like = pollice su
I don't like = pollice giù

