“Se potessi esprimerlo con le parole non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerloâ€, disse Hopper. “Se sapessi disegnarlo con le parole non ci sarebbe nessuna ragione per andarlo a vedereâ€, dico io!
È stata inaugurata ieri la mostra monografica a Palazzo Reale di Edward Hopper… no, non ho visto Nighthawks… no, neanche la signorina con il cappellino sola al bar di Automat… no no non c’erano neanche le due amiche al bar di Chop Suey. E se vi aspettate di vedere l’America di notte degli anni 40, i bar, le pompe di benzina, i personaggi soli e in attesa che caratterizzano i ciack di Hopper, allora rimarrete delusi: molti musei, fra cui quelli di Chicago e New York, hanno rifiutato di prestare i quadri a Milano in occasione della mostra. Ma se siete all’oscuro delle influenze europee di Hopper, del suo forte legame con Parigi, del suo stile dei primi del 900 completamente differente da quello che immaginiamo quando parliamo di Hopper, allora mettetevi in coda per entrare.
La mostra si snoda in sette sezioni che ripercorrono tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica fino agli ultimi anni. Sono rappresentate tutte le tecniche: l’olio, l’acquarello e l’incisione. Interessanti e belli i bozzetti preparatori ai quadri: c’è il bozzetto dell’uomo di spalle con il cappello nel bar di Nighthawaks, o i bozzetti di Morning Sun, fitti di appunti. Divertentissimo vedere riprodotto il set dello stesso Morning Sun e poter entrare a far parte del quadro stesso, interpretando per pochi secondi la modella prediletta e unico grandissimo amore di Edward, sua moglie Jo, minuta e con i capelli rossi.
Per la nostra mente che tende a schematizzare tutto e a ricondurre Hopper ad un immaginario fatto solo di angoli e luci e silenzi d’America, sono insolite le produzioni del periodo parigino, dove visse a cavallo tra il 1906 e il 1910, senza frequentare scuole o maestri, ma osservando la strada e girando la città , che gli regalò personaggi quasi grotteschi e teatrali come l’â€Operaio di Parigi†o il “Dandy seduto a un caffè†o “La prostitutaâ€.
Insolita anche la produzione di acqueforti (le vendeva a 10 dollari l’una, peccato non essere passati da quelle parti in quei giorni!); o tutta la produzione “eroticaâ€, concentrata su figure femminili lascive e nude e sole su letti sfatti, che trova il massimo della rappresentazione nel quadro Girle Show: una rossa spogliarellista dal seno perfetto che ci catapulta in un caldo teatro della fine degli anni 30.
Ad appagare la nostra voglia del noto e più posterizzato Hopper ci sono comunque il surreale Soire Bleu (1914) o il luminoso “Second Story Sunlight (1960), e ferrovie e case nel verde.
Impari dalla mostra che il percorso di Hopper - che lo ha portato alle atmosfere di Gloucester, Massachusetts, luminose, fatte di case vittoriane, tratti netti e marcati, zone luce, uomini e donne apparentemente senza impiego, come solitari personaggi di una storia tutta da immaginare - è passato in realtà attraverso toni cupi e luoghi angusti parigini e attraverso l’impressionismo dei grandi maestri.
Hopper, tornato in America, non tornò mai più a Parigi, sposò la sua Jo a 41 anni, vissero a New York al numero 3 di Washington Square e chiuse la sua opera e la sua vita con un grandissimo e metaforico quadro: Two Comedians (1966): lei e lui vestiti da Pierrot su un palco che guardano e fanno l’inchino a noi del pubblico. No, neanche questo quadro vedrete alla mostra.
L’anno dopo, nel 1967, Hopper morirà .

