Partiamo da un nome: Giovanni Della Casa (1503-1556).
Si tratta di un ambizioso prelato di origine toscana che nel 1500 si è divertito (e ingolosito e peggio si è inserito con grande gioia e nessuna difficoltà nel grande business dei censori) a scrivere prima il Galateo (scripta (orrendi) manent et verba volant (forse)...) e poi, durante il papato di Paolo II, nominato vescovo di Benevento e acquisita, inoltre, la nunziatura pontificia di Venezia, per ben cinque anni si è adoperato in attività inquisitoriali, in netto contrasto, tra l'altro, con l’autorità giuridica veneziana, di tradizione indipendente e libera in termini di costume e di giustizia. Questo signor...perdon...Vescovo ha usato ogni mezzo per portare sul banco degli imputati il vescovo di Capodistra, Pier Paolo Vergerio, che ha accusato di eresia e che ha coinvolto in un estenuante processo.
In partcolare, però, il Della Casa, ha intrapreso altre iniziative, come la prima proposta di redazione dell’Index librorum prohibitorum. Pubblicato a Venezia nel 1549, questa proposta includeva Il beneficio di Cristo e L’alfabeto cristiano di Juan de Valdés. Se negli obiettivi di questo rampante Vescovo c'era quello di farsi un nome con tutte le iniziali maiuscole ben evidenziate, e di non passare inosservato ai posteri, diciamo, che, a modo suo, ci è riuscito bene, tra Galateo e librorum prohibitorum.
Il Della Casa, però, non ebbe tutte le fortune di quel suo mondo, infatti, la prima edizione ufficiale dell’Index librorum prohibitorum fu pubblicata soltanto nel 1559 dalla Santa Congregazione dell’Inquisizione Romana, sotto il papato di Gian Pietro Carafa, ovvero Paolo IV, un papa spietato e sanguinario a cui si deve, tra l'altro, l'istituzione del ghetto ebraico di Roma. Giovanni Boccaccio con il suo Decameron, a tal proposito, ne sa qualcosa e all'appello non mancava di certo il Principe di Niccolò Machiavelli. Nel corso dei quattro secoli (ripetita juvant: quattro secoli) della sua storia fu aggiornato venti/20 volte per impedire la contaminazione della fede e la corruzione della morale attraverso la lettura di libri teologicamente sbagliati o immorali. Questo conteneva quindi l’elenco dei libri considerati pericolosi dall’autorità ecclesiastica per la fede e la morale dei cattolici. L' ultima edizione, la ventesima, dell'Indice dei libri Proibiti fu redatta nel 1948. Non sappiamo bene perchè, ma spesso quando si scrive la parola proibito accanto a qualcosa si alza il livello di interessamento rispetto ad essa. Vale a dire: ci piace pensare che i libri proibiti dal suddetto indice siano stati i più letti nel mondo. In ogni caso, tornando ai fatti storici, nella famosa lista dei libri neri per voce della Chiesa apparivano (tenetevi forte): Balzac, Berkeley, Cartesio, D’Alembert, Darwin, Defoe, Diderot, Dumas (entrambi), Flaubert, Heine, Hobbes, Hugo, Hume, Kant, Lessing, Locke, Malebranche, Stuart Mill, Montaigne, Montesquieu, Pascal, Proudhon, Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Sterne, Voltaire, Zola. E tra gli italiani Aretino, Beccaria, Bruno, Benedetto Croce, D’Annunzio, Fogazzaro, Foscolo, Gentile, Giannone, Gioberti, Guicciardini, Leopardi, Marini, Minghetti, Monti, Ada Negri, Rosmini, Sacchetti, Sarpi, Savonarola, Settembrini, Tommaseo, Pietro Verri e anche il Teatro comico fiorentino e qualsiasi volume non autorizzato che trattasse di storia della massoneria o dell’Inquisizione e le versioni non cattoliche del Nuovo Testamento. Nel decennio successivo furono aggiunti tra gli altri Simone de Beauvoir, Gide, Sartre, Malaparte e Moravia.
Nel 1966 l’Index librorum prohibitorum fu infine definitivamente soppresso.
Con sospiro di sollievo immenso ripetiamo: l’Index librorum prohibitorum fu infine definitivamente soppresso nel 1966. Anche se, a nostro avviso, va detto che oggi, anno in ballo 2007, habemus censori di elevato calibro che ufficialmente non compongono liste strane e indici proibiti, ma continuano a censurare senza ritegno, forse adottando una nuova filosofia denominata: scripta et soprattutto verba manent, saluti e baci volant.
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