Memoria
09/11/2007
Berlino
Al di lĂ  del MURO

di Giovanna Donini

Karl amava Ann, ma Ann, purtroppo, si trovava al di lĂ  del muro. Lei era una delle poche anime che in una notte di pioggia e vento gelido era riuscita ad attraversare la striscia della morte.
Karl quella notte, invece di raggiungere la sua Ann in tempo per la fuga, si era rotto la gamba cadendo come un sacco di patate dalle scale. Ed era rimasto al di qua del muro.
Al di lĂ  del muro per Karl evidentemente c'era Ann e, prima ancora di lei, la fortuna, l'erba, la luna, le strade, le case, addirittura le mani, il dado, la sorte, le porte aperte, l'amore, la pace, i sensi, la pace dei sensi, i sentimenti, i sapori, i dissapori, la pubblicitĂ , tutti gli odori del mondo, ma soprattutto la libertĂ .
Karl fece di tutto per raggiungere Ann perchè "al di qua del muro"-diceva-"non si riusciva a stare, si
zoppicava e basta senza mai sognare".
Karl fece di tutto, ogni giorno, per raggiungere la sua Ann. Di tutto, ogni giorno. Nonostante le parole di
qualche amico: "Ma perchè non torna lei di qua???...se ti ama lo fa!". Niente, lui sbuffava e andava via
pensando che la sua Ann apparecchiasse la tavola per due, aspettando lui.
Finalmente il 9 novembre 1989 arrivò la notizia che tutti i berlinesi dell'Est avrebbero potuto attraversare il confine con un appropriato permesso e Karl preparò la borsa in pochi attimi.
Scese le scale, questa volta stando bene attento a non rompersi nulla, prese il cappotto, corse fuori, giunse in prossimitĂ  della striscia maledetta e si mise in coda per l'uscita.
In coda Giudit incrociò gli occhi di Karl e Karl gli occhi di Giudit.
"Vai anche tu di lĂ ?!?"disse lei emozionata.
"No, secondo te sono in coda per passare il tempo?" pensò lui senza parlare.
"Vai anche tu di lĂ ?!?" chiese ancora lei emozionata (e testarda!!!)
"Beh si" disse lui guardando i lunghi capelli biondi di Giudit.
"E ci vai da solo?" disse lei guardando i corti capelli biondi di Karl.
"No, ci vado con te!" avrebbe voluto dire, ma non disse, lui.
"E ci vai da solo?" disse di nuovo lei cercando con lo sguardo i neuroni accesi di lui.
Lui che non parlò. Guardò Giudit dov'era giusto guardare, prese coraggio e disse: "Giudit hai da fare?"
"No, tu sai dove andare?"
Si presero per mano tornando indietro piano piano e cominciarono a sognare.
Dicono che Ann apparecchiò per tutta la vita inutilmente per due.
fonte: wikipedia
Il 9 novembre 1989, durante una conferenza stampa convocata per le 18, gli fu recapitata la notizia che tutti
i berlinesi dell’Est avrebbero potuto attraversare il confine con un appropriato permesso, ma non gli furono
date informazioni su come trasmettere la notizia. Dato che il provvedimento era stato preso poche ore prima
della conferenza, esso avrebbe dovuto entrare in vigore nei giorni successivi, dando così il tempo di dare la
notizia alle guardie di confine. Alle 18,53 il corrispondente Ansa da Berlino Est, Riccardo Ehrman, chiese da
quando le nuove misure sarebbero entrate in vigore. Schabowski cercò inutilmente una risposta nella velina
del Politburo, ma non avendo un'idea precisa, azzardò: "Per quanto ne so, immediatamente".
« L’obiettivo del muro: evitare che il popolo della Germania socialista potesse scappare nel mondo normale. Il
muro fu costantemente perfezionato e rinforzato, trasformato da un normale muro in un sistema
insormontabile di ostacoli, trappole, segnali elaborati, bunkers, torri di guardia, tetraedri anti carro e armi a
sparo automatico che uccidevano i fuggitivi senza bisogno di intervento da parte delle guardie di confine.
Ma piĂą lavoro, ingenuitĂ , denaro e acciaio i comunisti mettevano per migliorare il muro, piĂą chiaro diventava
un concetto: gli esseri umani possono essere mantenuti in una societĂ  comunista solo con ostruzioni
impenetrabili, filo spinato, cani e sparandogli alle spalle. Il muro significava che il sistema che i comunisti
avevano costruito non attraeva ma repelleva. »
Viktor Suvorov, L’ombra della Vittoria capitolo 7

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