Da una parte c'era l'Est - l'Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia e i paesi amici -, dall'altra c'era l'Ovest - gli Stati Uniti, gli stati membri della Nato e i paesi amici -: dall'immediato secondo dopoguerra fino alla fine degli Anni '80 fu questa netta spaccatura a governare le sorti dell'intero pianeta, provocando stati di continua tensione senza, tuttavia, confluire mai in un terzo conflitto su scala mondiale. Per questo venne definita «Guerra Fredda», perché lo scontro si combattè con altre armi e su altri terreni: spionaggio e controspionaggio internazionale, ingigantimento dei propri arsenali militari, influenze politiche sulle nazioni alleate (e controllate, naturalmente) e così via. Certo: quando le condizioni lo permettevano - come in Corea, in Vietnam e in Afghanistan, ma anche nella stessa Berlino - il fronte si spostava su un terreno per così dire "neutrale" e diventava a tutti gli effetti "guerriglia privata", dove la lotta intestina era soltanto un pretesto per sfogare le proprie ambizioni di dominio e supremazia.
Poi qualcosa cambiò.
Il 19 novembre 1985, Ronald Reagan, all'epoca Presidente degli Stati Uniti, e Mikhail Gorbaciov, Segretario Generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, si incontrarono per la prima, storica volta a Ginevra, e siglarono l'inizio degli accordi diplomatici per mettere fine alla Guerra Fredda, che si sarebbe conclusa ufficialmente di lì a qualche anno con il crollo dell'Unione Sovietica. Un evento auspicato a lungo e ancor più a lungo atteso e poi festeggiato, che dimostrò un'intenzione concreta di sviluppare un'intesa non belligerante tra le due superpotenze che controllavano la pressoché totalità del genere umano.
E oggi? Cosa è rimasto oggi di quella esperienza?
Innanzitutto, appunto, è rimasta l'esperienza. Un'esperienza in termini soprattutto strategici, che ha influito pesantemente sull'attuale connotazione operativa e strutturale dei Servizi Segreti e che, pur non arrivando a replicarsi (ancora) con le stesse modalità , secondo numerosi esperti potrebbe presto investire l'avanzata del "Nuovo Impero Cinese", ormai divenuto nel frattempo la seconda superpotenza mondiale.
In secondo luogo, è rimasto - anzi: probabilmente si è aggravato - l'atteggiamento di terrore diffuso verso 'ciò che non si vede' ma che si sa poter esplodere da un momento all'altro in una guerra di proporzioni mondiali. Un atteggiamento largamente strumentalizzato da parte, per esempio, degli stessi Stati Uniti e di alcuni paesi occidentali in termini di propaganda elettorale e politica estera.
Questa volta, semmai, il problema sarà però capire chi esattamente dovrà incontrare il Presidente degli Stati Uniti per avviare l'armistizio diplomatico...
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