Sergio Bonelli faceva i fumetti. Li faceva con i collaboratori di una vita nei suoi uffici di Milano, via Buonarroti. Li ha fatti per tutta la vita, sin da quando ha ereditato da papà e mamma una casa editrice, l'Audace divenuta Cepim, che già era protagonista del fumetto italiano. Ma è stato lui a darle forma compiuta, a imporre sul mercato quegli albetti brossurati, riconoscibili già a un primo sguardo fra gli altri che affollavano le edicole. Lui, per liberarsi della pesante eredità del padre e creatore di Tex Gian Luigi, inventò personaggi di eroi meno squadrati e in qualche modo più insicuri rispetto al ranger del west, come Zagor e Mister No. I suoi personaggi festeggiano traguardi importanti, proprio nel momento in cui lui se ne va: Dylan Dog compie venticinque anni, Zagor cinquanta. Come dire, non sono mica meteore.
Sergio Bonelli viveva i fumetti. Viaggiava, in cerca di ispirazione per le sue storie. Non andava nei resort: ti capitava di incontrarlo in piroga sulle acque del fiume Madre de Dios, tra la Bolivia e il Perù. Batteva quelle strade dove ancora ti poteva capitare di trovare l'avventura, e pazienza se non c'era il cesso. Che invidia.
Sergio Bonelli voleva che i lettori gli scrivessero usando ancora carta e penna, nell'epoca dell'email: la lentezza del mezzo avrebbe reso più ponderate domande e risposte. E chissà cosa avrebbe detto del diluvio di messaggi digitali che sta sommergendo il sito della casa editrice, dopo la notizia della sua morte. Già , i fan sono affettuosamente tristi, ma una parziale consolazione la possono trovare nel fatto che gli eroi di carta sopravvivono: continueranno a cavalcare, raddrizzare torti e risolvere inquietanti misteri, ancora per un bel pezzo.
Sergio Bonelli era un amico di Smemoranda, e ha scritto per i nostri lettori tre racconti. Li trovate qui.

