Memoria
23/10/2011
I sogni di Marco Simoncelli
Un incidente ci ha portato via un campione. Un amico

di La Redazione

Notizie che non avremmo mai voluto leggere. Che non vogliamo neppure scrivere qui. E che, purtroppo, non spariranno insieme al tedio domenicale.

Marco, nel 2008 ha vent'anni, è il campione del mondo della classe 250. E scriveva sulla Smemo quanto fosse strano, quel mondo che l'aveva fatto diventare campione:

In primis vorrei dire che scrivere un pezzo per Smemoranda è una cosa che mi fa veramente “stranoâ€, visto che fino a pochi anni fa ero io a leggere sulla mia Smemo i pezzi scritti da sportivi di successo e da persone note.
Quindi superato questo primo scoglio vorrei cercare di scrivere qualcosa di carino, che non sia una cavolata e che non rompa le balle! (visto come andavo in italiano non sarà facile!!!).

[...] quando tutti ti cercano vuol dire che la stagione è andata per il meglio, infatti, l’anno prima state tranquilli che non mi cagava nessuno! Comunque il cambiamento più grande che ha portato questa vittoria, è stato il comportamento delle altre persone nei miei confronti. Cosa che da qualche punto di vista può essere normale, ma io non riesco a capirla più di tanto. [...] Paradossalmente, nel 2007 avrei potuto dire cose sensate e nessuno mi avrebbe preso in considerazione, mentre dopo il 2008, anche se avessi detto delle cagate, tutti o quasi le avrebbero prese per oro colato. Vi sembra regolare??? A me no! Però è un mondo fatto così, che ti porta dalle stelle alle stalle e viceversa in un batter d’occhio. È l’era del consumismo e così come le cose, vengono “consumate†anche le persone, come niente fosse! La regola è questa: “Se vinci sei un bravo ragazzo, bello e intelligente, mentre se perdi sei una testa di c…. legno e meno cose dici e meglio èâ€. Per questo, secondo me, è fondamentale rimanere sempre se stessi, tenere i piedi ben ancorati al terreno e circondarsi di persone vere.

Marco, nel 2011 corre nella classe regina del motomondiale, la Moto GP. E scrive sulla Smemo che il sogno è sempre lo stesso:

“Fare il pilota di moto!â€â€¦ Da bimbo avevo questo sogno qua, sognavo di correre e di vincere quelle gare di Motomondiale che guardavo la domenica in televisione con mio babbo.
Quando andai, gasato da matti, a provare per la prima volta una mini-moto sulla pista di Cattolica, a 6 anni, ci rimasi malissimo, perché c’erano dei bambini che andavano come dei missili, e praticamente mi davano un giro ogni tre! Mi ricordo che dentro di me pensavo: “Dio bo’ se viaggiano!â€. E mi dicevo: “Ma te, vuoi vincere il mondiale delle 500 cc e 2 bambini ti suonano come un tamburo!?! Sarà meglio che prima impari ad andare come loro…†Così era cambiato “leggermente†il mio obbiettivo… in effetti era meglio fare un passo per volta. Ma il sogno era sempre lo stesso.
Così ho iniziato ad andare a girare con la mini-moto a noleggio, praticamente tutte le domeniche, fino a che mio babbo me ne ha comprata una e nel 1996 a nove anni ho iniziato a fare le gare. In quegli anni sono arrivato due volte secondo e due volte ho vinto il Campionato Italiano, battagliando anche con quei due bambini che, il giorno del mio debutto, non vedevo neanche. Ero riuscito ad arrivare dove, qualche tempo prima, mi sembrava impensabile. A quest’obbiettivo ne sono seguiti molti altri, ognuno che mirava un po’ più in alto del precedente; ma la storia è stata più o meno sempre la stessa. Non sono mancate le docce fredde, i momenti difficili in cui sembrava impossibile trovare la via d’uscita. Ma proprio in quei momenti, il sogno che covi dentro di te, ti può dare la forza di uscirne. Il mio, oggi che ho 24 anni e corro in MotoGP, è ancora quello di quel bambino che guardava le gare di moto in TV con il suo babbo.
Ragazzi, con determinazione, spirito di sacrificio e un sogno nel cassetto si può fare molta strada… Provateci! A me è capitato!

Oggi non c'è consolazione. Vogliamo solo salutare Marco, e dirgli che gli vogliamo bene.

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