Opinioni
23/11/2007
A Perugia, Perugia è "Perugia"
Sembra uno scioglilingua, è invece è la semplice verità: mentre tutta l'Italia è morbosamente inchiodata 24 ore su 24 al delitto di Meredith Kercher, nel capoluogo umbro si respira (grazie a Dio) la stessa aria di sempre...

di Antonio Incorvaia

Una volta si diceva che l'Italia era una nazione di «56 milioni di allenatori». Oggi, forse, benché i più recenti sviluppi legati al mondo del Calcio abbiano trasformato la maggior parte di quegli "allenatori" in "opinionisti", sarebbe meglio parlare di «56 milioni di Signore in Giallo» o, volendo proprio esagerare, di «56 milioni di becchini», tale è l'interesse che riescono a suscitare in giornalisti e spettatori i proverbiali «tragici fatti» di cronaca nera.
Non ci sono crisi di Governo, non ci sono ecodrammi ambientali, non ci sono bombardamenti e, soprattutto, non ci sono (poche ma) buone notizie che tengano: agli italiani, ormai, interessano solo ed esclusivamente dettagli e retroscena di delitti irrisolti, stragi familiari e psicosi collettive. Che sono sempre avvenute, per quel che ne sappiamo, ma che l'attuale sistema di "informazione" ha elevato al rango di notizie da Prima Pagina a qualsiasi ora del giorno e della notte, con approfondimenti di ogni genere, dispiegamenti di mezzi che nemmeno durante le Olimpiadi e un foraggiamento di voyerismo in tempo reale ogni qual volta si muove una foglia (se poi è di marijuana meglio ancora).

Forse è cominciato tutto con il caso di Cogne e Annamaria Franzoni, o forse qualche tempo prima con quello del Mostro di Firenze e dei compagni di merende di Pietro Pacciani. Dopodiché, «niente è stato più come prima», con le apoteosi estemporanee di Erba, poi di Garlasco e adesso di Perugia.
E proprio nel capoluogo umbro, nuovo epicentro - secondo i media - di tutto ciò che attiene la perdizione giovanile (dal caro, vecchio slogan «Sesso, droga e rock'n'roll» ai più moderni ed immancabili video su YouTube) sta accadendo in questi giorni qualcosa di profondamente spiazzante al cospetto di un ingenuo forestiero di passaggio come chi scrive: della morte di Meredith Kercher e di tutti gli annessi e connessi (para)investigativi della situazione non parla nessuno.
Nessuno: né a casa, né al bar, né al supermercato, né a pranzo nelle trattorie né a cena nei ristoranti, nessuno.
A Perugia, si parla di Perugia in quanto "Perugia", non in quanto "palcoscenico dell'ennesimo omicidio che dà lavoro a Bruno Vespa, Enrico Mentana, Barbara Palombelli e un altro migliaio di giornalisti che non sanno di cos'altro disquisire". La Perugia che, finché è stata 'semplicemente' un capoluogo di regione ricco di fascino turistico, di suggestioni paesaggistiche e di prelibatezze gastronomiche - senza considerare il riconosciuto fermento universitario - non è interessata a nessuno e che ora, al contrario, è costantemente sotto gli occhi delle telecamere perché è stata sgozzata da chissà chi una ragazza straniera coinvolta in "strani giri". Ma a dispetto del motto secondo cui «Il paese è piccolo, e la gente mormora», qui non «mormora» anima viva. E non perché ci sia la consapevole e programmatica intenzione di nascondere la polvere sotto il tappeto per fare finta di mantenere pulita la bomboniera da cartolina, ma perché non è certo un evento nefasto a trasformare l'identità e la percezione di una città agli occhi di chi la conosce e la vive abitualmente, e che ne parla con l'abituale trasporto identificando in ben altri gli eventuali problemi da compiangere che non un omicidio. Che certo, ci mancherebbe: curriculum non fa. Nella stessa misura, però, in cui non fa curriculum per Milano avere dei trasporti pubblici da favelas brasiliane (ma dei quali nessuno fa stranamente mai cenno nemmeno nei Tg regionali) o in cui non fa curriculum per Roma avere delle strade ingolfate peggio degli scarichi del water (ma guai a sollevare la questione, soprattutto ora che Walter Veltroni è il predestinato nuovo/nuovissimo/praticamente scaduto Salvatore della Patria).

«C'è qualcosa di marcio» in Italia in questo momento. Evidente, lampante, sotto la luce del sole, che sommerge ogni giorno 56 milioni di persone.
E se avessimo il potere di decidere palinsesti televisivi e timoni editoriali, probabilmente ci preoccuperemmo di indagare su quello, anziché profondere a vanvera ogni genere di risorsa per trovare il marcio in un paese di 162mila abitanti...

Sullo stesso argomento leggi anche: Signoramia, non si può più dormire con la porta aperta di Alessia Gemma

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