Click. «Nn t trovo dv 6? T prego risp subito qnd leggi». Click.
Click. Click. Click. «C6? T devo passare 1 song tpo bella». Click.
Click. «Copia di Finley - Adrenalina da: Documenti a: Lettore Mp3 in corso». Click. Play.
È questa, generalmente, l'idea dei Giovani - e dei "gggiòvani" - che si è radicata nell'immaginario collettivo nel corso degli ultimi anni: una tribù di 'smanettoni' amorfi e ibridi ma ipertecnologizzati, protagonisti (e/o vittime) di un bombardamento mediatico sempre più esasperato all'insegna del cosiddetto «always connected», «sempre connessi».
Ma per capire quanto c'è di reale e quanto, appunto, di 'immaginario' in questa idea, l'organizzatore del Festivalbar Andrea Salvetti - in collaborazione con l'agenzia di ricerca Icon Added Value di Milano - ha creato un vero e proprio Osservatorio Giovani allo scopo di monitorare il rapporto tra il pubblico dei 15/25enni e i Media nei suoi autentici connotati attuali e nelle sue possibili/probabili/eventuali evoluzioni future.
La prima fase dell'indagine, condotta attraverso una serie di interviste mirate a nove "esperti del settore" della Comunicazione (Mario Adinolfi, Piermarco Aroldi, Ernesto Assante, Stefano Gallarini, Andrea Lissoni, Carlo Massarini, Francesca Pasquali, Andrea Pezzi e chi scrive), ha portato alla luce uno scenario decisamente più complesso di quello comunemente disegnato dall'opinione pubblica.
A fronte di una logica e prevedibile disaffezione ai media tradizionali - stampa e televisione - perché ritenuti obsoleti, troppo lenti, troppo impegnativi e per nulla connettivi, infatti, è tutto il 'tappeto' di relazioni che passano attraverso internet, il telefonino e il lettore mp3 a delinearsi con maggiore ambiguità e non senza contraddizioni e paradossi.
Se da una parte, cioè, il rapporto tra Giovani e Media appare sostanzialmente «invasivo e distratto», da «separati in casa», in cui ad interessare è soltanto la 'tensione' derivante dall'essere essere on, dall'altra è però anche «positivo e virtuoso», da «fratello maggiore» che accompagna alla scoperta di nuovi mondi attivando meccanismi di emulazione di comportamenti, stili e atteggiamenti.
Per i giovani, quindi, i media non sarebbero veicoli di forme e contenuti come per gli adulti, bensì strumenti (come vuole la loro definizione letterale) per mettere in condivisione se stessi in qualsiasi momento con un sms, con una foto, con un video o con una playlist. Così come la stessa ondata di violenza e di bullismo esplosa recentemente attraverso YouTube non va letta come un 'linguaggio' per manifestare un proprio malcontento sociale, bensì come un 'pretesto' per mettersi in mostra sfruttando l'onda del passaparola virtuale.
Per alcuni esperti, infatti, ad essere cambiato rispetto al passato è soltanto il numero dei mezzi a disposizione anziché l'approccio ad essi, anche se c'è chi sostiene che, invece, i media siano diventati a tal punto parte integrante della quotidianità dei giovani da costituirne ormai una sorta di 'protesi', rendendo del tutto indistinguibile il chi stia usando cosa.
Ma non bisogna pensare che alla base di questo genere di fruizione ci sia la totale mancanza di criticità : i giovani sono la categoria che più di ogni altra compie scelte nette e definite (ovviamente tra ciò che viene loro proposto), spostando spesso in modo radicale le tendenze di mercato. Non è un caso che tutte le situazioni in cui i ragazzi capiscono di trovarsi di fronte, soprattutto in televisione, ad un'immagine di se stessi creata da un adulto senza alcuna aderenza con il proprio modo di sentirsi scattano, automatici e impietosi, il rifiuto e il boicottaggio.
Questo oggi. E domani?
Le ipotesi più probabili sembrano essere due: la progressiva ed esasperata personalizzazione dei media (compresi quelli tradizionali), per cui gli strumento finiranno col diventare a tutti gli effetti dei "feticci", o l'esplosione del sistema, per cui si attuerà un meccanismo di progressivo allontanamento da quelle sorgenti che oggi provocano una simile overdose di input.
Molti esperti sostengono che questo non dipenderà da un comportamento rispetto ad un altro dei giovani e degli utenti in generale, ma solo ed esclusivamente da ciò che i media vorranno far succedere di loro. L'ennesimo paradosso?
E tu cosa ne pensi?
Come vivi il tuo rapporto con i Media? Li usi per comunicare con i tuoi amici, per raccontare te stesso, per stringere nuove relazioni oppure semplicemente per essere connesso? Vieni a discuterne sul Forum!

