Opinioni
18/10/2007
Colabrodo Italia (punto it)
Costato un patrimonio e mai ufficialmente decollato, il sito web che avrebbe dovuto rilanciare in tutto il mondo il turismo in Italia è ufficialmente in coma al reparto rianimazione. Per ammissione di quella stessa persona che, soltanto qualche mese fa, lo riteneva indispensabile e irreprensibile...

di Antonio Incorvaia

E' costato 35.9 milioni di euro (più altri 22.2 stanziati e disponibili ma non impegnati) e non ha mai convinto nessuno se non - e oggi si scopre che era semplicemente propaganda di facciata - il nostro Vice Premier nonché, soprattutto, Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli, che in occasione del suo lancio a fine febbraio lo aveva spacciato come una encomiabile piattaforma per testimoniare la ricchezza artistica e paesaggistica del Paese e rilanciarne il turismo su scala internazionale.
Tuttavia, a monte di qualsiasi discussione in merito a costi, contenuti e obiettivi di Italia.it, le prime avvisaglie che qualcosa potesse non funzionare nel verso giusto si erano avute quando il grottesco video di presentazione del sito, con un Rutelli quantomai tronfio e concentrato a mettere insieme tre frasette in un inglese da prima media con un'interpretazione da fotoromanzo di serie C, aveva avuto più contatti su YouTube di quanti non ne avesse avuti il sito stesso. L'impressione diffusa, insomma, era che:
1. se quello era il biglietto da visita di un Ministro per i Beni e le Attività Culturali, eravamo messi bene;
2. se quello era il biglietto da visita di un sito costato 35.9 milioni di euro (cioè, virtualmente, 58.1), eravamo messi ancora meglio.

Il palcoscenico su cui si sono riversate sin da subito le critiche più impietose a Italia.it è stato, come prevedibile, Internet e la Blogosfera, dove la «libertà di espressione» non si traduce ancora in quei cataloghi di servilismo compiacente verso poteri forti e investitori pubblicitari che sono diventati i quotidiani e i mezzi d'informazione tradizionali. Allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica verso gli sperperi e la sostanziale pochezza tecnica e funzionale del sito è nato addirittura un blog specifico, ScandaloItaliano - Fenomenologia e scandalo di un webmostro italiano -, con continui aggiornamenti in merito a bugs, incongruenze legali e burocratiche e sperperi eventuali e vari di finanziamenti pubblici per un'operazione evidentemente nata morta.
Finché, la notizia è dell'ultima ora, dopo appena 8 mesi di stato vegetativo lo stesso Francesco Rutelli è sembrato di colpo rinsavito e, arrivando perfino a rinnegare ogni suo primordiale entusiasmo (del resto non è la prima volta che gli succede, da quando è entrato in politica), si è dichiarato disponibile a farla chiudere definitivamente.

La soluzione in sé sarebbe, inevitabilmente, la più saggia e ne stanno già dando ampia testimonianza giornali, televisione e network in rete.
Quello su cui, però, spesso non si discute a sufficienza è che casi come quello di Italia.it dovrebbero essere la cartina tornasole dell'evidente mancanza di trasparenza e meritocrazia con cui vengono distribuiti soldi e titoli istituzionali nel nostro Paese. Si parla molto di «caste» e di «costi della politica» e, parallelamente, di «precarietà» e di «sotto-occupazione»: ecco, sarebbe interessante sapere cosa ne sarà di tutte le (presunte) "teste pensanti" che, a partire dall'ex Ministro Lucio Stanca che ne ha tenuto a battesimo il progetto iniziale, hanno dato vita a un fallimento di tali proporzioni.
Perché rappresenterebbe davvero un bel segnale per i giovani e per l'intero Paese sapere che sono stati liquidati al gran completo e messi in condizione di non provocare nuovamente i medesimi danni. Quantomeno, visto che si parla molto anche di «pari opportunità», per dare a tutti - e non sempre e soltanto alle stesse persone -, nella peggiore delle ipotesi, eguali possibilità di sbagliare (e di guadagnare).

Suggerimento
Per rilanciare il Turismo in Italia, magari, la prossima volta si potrebbe provare ad investire 58.1 milioni di euro per sistemare le Ferrovie e per agevolare i musei e i luoghi di interesse ad abbassare (in parte o del tutto) i prezzi dei loro ingressi, quantomeno in estate. Non è sicuro, ma è altamente probabile che qualche risultato in più di un sito web lo portino a casa...

Per fonti e approfondimenti: Web News
- 22 febbraio: Italia.it, domani la presentazione
- 8 marzo: Italia.it diventa tema di dibattito politico
- 16 marzo: Italia.it, la rete si riunisce per porre rimedio
- 23 maggio: Italia.it, risposte poco incoraggianti
- 27 luglio: I conti in tasca a Italia.it

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